La Camera di commercio del Canton Ticino lancia un report mensile per tradurre guerre, dazi e tensioni commerciali in indicazioni concrete per le aziende: il comparto elettronico risulta il più esposto, con un indice di rischio a 56 punti
Da questo mese le imprese ticinesi hanno uno strumento in più per orientarsi tra guerre, dazi e tensioni commerciali: si chiama GeoRisk Ticino ed è il primo indice di rischio geopolitico costruito sulla struttura reale dell’economia cantonale, non su analisi generiche pensate per l’intera Confederazione.
A presentarlo è la Camera di commercio del Cantone Ticino (Cc-Ti), in collaborazione con l’analista indipendente Sergio Giraldo, fondatore di EnergyTide.it. Il documento, un report di 54 pagine aggiornato ogni mese, incrocia dati geopolitici, macroeconomici e commerciali per capire come un conflitto lontano — lo Stretto di Hormuz, il Mar d’Azov, i dazi doganali statunitensi — possa tradursi in un problema concreto per un’azienda di Chiasso o di Mendrisio.
Come funziona l’indice
La metodologia si basa su tre criteri: il grado di instabilità del mercato di destinazione o della fonte di approvvigionamento, la possibilità di sostituire partner commerciali o risorse in caso di interruzione, e il livello di concentrazione degli scambi su pochi attori. Dalla combinazione di questi fattori nasce un valore su una scala da 0 a 100:
- fino a 40: rischio basso
- tra 41 e 60: rischio medio
- oltre 60: rischio elevato
Per il mese di agosto l’indicatore si ferma a 42 per il Ticino e a 47 per la Svizzera nel suo complesso: entrambi i valori sono cresciuti di 9 punti rispetto alla media storica, ma il Cantone resta leggermente più protetto della media nazionale.
Perché il Ticino rischia meno (per ora) sulla farmaceutica
Il motivo del divario è quasi tutto in una cifra: il farmaceutico pesa per il 21% sulle esportazioni ticinesi, contro il 41% di quelle svizzere. Ed è proprio la farmaceutica la filiera sotto pressione per i nuovi dazi Usa: Washington ha introdotto una tariffa sui farmaci che nei prossimi mesi potrà essere evitata solo dalle aziende in grado di negoziare accordi separati con il governo americano per mantenere i prezzi entro un certo livello. Un doppio binario che, spiega Giraldo, avvantaggia i grandi gruppi e lascia scoperte le imprese più piccole — un tema che riguarda da vicino anche chi in Ticino esporta verso gli Stati Uniti in un contesto di franco forte e dazi al 39%.
Il vantaggio ticinese si assottiglia però guardando all’elettronica: è questa, tra le otto filiere monitorate — che comprendono anche abbigliamento, macchinari e metalli industriali — quella con l’indice di rischio più alto, a quota 56. A livello svizzero, invece, il fattore critico del mese sono le materie prime, con rame e cereali in forte rialzo.
Uno strumento pensato per accompagnare le aziende, non per sostituirle
«Non è uno strumento che vuole sostituire analisi e studi fatti dalla Seco o da altre istituzioni a livello nazionale», precisa Luca Albertoni, direttore della Cc-Ti. «È un complemento ad altre informazioni per le imprese ticinesi che operano in un contesto internazionale sempre più complesso e incerto». Per l’industria del Cantone, aggiunge Giraldo, il rischio resta "medio" ma "ci sono dei segnali per i quali potrebbe aumentare".
Non è la prima volta che una crisi internazionale entra nei conti delle aziende del Cantone: già nel 2022 la Cc-Ti aveva dovuto misurare l’esposizione delle imprese ticinesi al conflitto russo-ucraino. La differenza, oggi, è che quella valutazione diventa un appuntamento mensile e strutturato.
Cosa possono fare le imprese ticinesi da subito
Il report GeoRisk Ticino è a disposizione delle aziende associate alla Camera di commercio, che può fornire indicazioni su come consultarlo e interpretarlo. In pratica, chi esporta o importa dal Cantone può:
- verificare se il proprio settore rientra tra le otto filiere monitorate (farmaceutico, elettronica, abbigliamento, macchinari, metalli industriali e altre)
- valutare la diversificazione di fornitori e mercati di sbocco se l’indice della propria filiera supera la soglia di rischio medio (41 punti)
- seguire l’aggiornamento mensile per anticipare, e non solo subire, l’evoluzione degli scenari internazionali
Per le tante piccole e medie imprese del Cantone che vivono di export, avere un termometro tarato sulla propria economia, e non su quella dell’intera Confederazione, può fare la differenza tra subire un dazio e averlo già messo in conto.
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