Esercito svizzero, il bilancio cresce di 5 miliardi senza nuove tasse: chi paga davvero (e cosa rischia il Ticino)

Claudio Galli

11 Luglio 2026 - 10:12

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Il gettito fiscale delle imprese versato alla Confederazione è esploso da 2,1 a 17,4 miliardi di franchi dal 1990: per ora finanzia il riarmo senza toccare le tasche dei cittadini. Ma l’aumento dell’IVA per la difesa resta sul tavolo del Parlamento — e domani potrebbe pesare sui consumi e sul turismo ticinesi.

Esercito svizzero, il bilancio cresce di 5 miliardi senza nuove tasse: chi paga davvero (e cosa rischia il Ticino)

Il bilancio della difesa svizzera crescerà di oltre 5 miliardi di franchi nel giro di pochi anni — da 7 miliardi di franchi il prossimo esercizio a 8,6 miliardi nel 2030, fino a superare i 10 miliardi nel 2032 — e per la prima volta da tempo la Confederazione può permetterselo senza dover subito alzare le tasse. Lo ricostruisce un’analisi della NZZ (Neue Zürcher Zeitung, il principale quotidiano economico-politico di Zurigo), pubblicata oggi: secondo la pianificazione attuale del Consiglio federale, la spesa militare annua è destinata a toccare un record di oltre 14 miliardi di franchi nel prossimo decennio.

Perché le imprese pagano più tasse dei privati

Il motivo per cui Berna può permettersi il riarmo senza un aumento fiscale immediato ha un nome preciso: le imposte sull’utile versate dalle aziende alla Confederazione sono passate da 2,1 a 17,4 miliardi di franchi dal 1990 — un salto trainato soprattutto dai grandi gruppi farmaceutici e chimici con sede a Basilea e dalle multinazionali insediate a Zugo e Zurigo. Per la prima volta nella storia recente, le imprese versano oggi più imposte federali dei privati cittadini. È questo surplus, sommato a un quadro congiunturale migliore delle attese, a dare al Consiglio federale il margine per finanziare l’incremento del budget dell’esercito attingendo al bilancio ordinario invece che a nuove entrate.

Il sistema che rende possibile questo scenario è lo stesso federalismo fiscale che regola i rapporti tra Confederazione, Cantoni e Comuni: solo la Confederazione può riscuotere le imposte previste dalla Costituzione, e l’imposta sull’utile delle persone giuridiche è una delle sue voci di gettito cresciute più rapidamente nell’ultimo trentennio.

L’aumento dell’IVA non è archiviato

Il sollievo, tuttavia, riguarda solo la parte di spesa già coperta dal bilancio corrente. Il Consiglio federale ha comunque proposto, poche settimane fa, un aumento temporaneo dell’IVA per finanziare la parte più onerosa del riarmo: +0,5 punti sull’aliquota standard (dall’8,1% all’8,6%) e +0,3 punti sull’aliquota speciale del settore alberghiero (dal 3,8% al 4,1%), per dodici anni invece dei dieci inizialmente previsti, con una procedura parlamentare accelerata chiesta dal consigliere federale Martin Pfister.

Il nodo politico resta però irrisolto: UDC e PLR — i due partiti tradizionalmente più vicini all’esercito — si oppongono a qualunque aumento d’imposta e chiedono di finanziare il riarmo interamente con tagli al resto del bilancio federale. Un pacchetto alternativo, proposto in primavera da Swissmem (l’associazione dell’industria tecnologica) e già discusso su moneymag.ch, punterebbe a un unico aumento dell’IVA che copra insieme la 13esima rendita AVS e l’esercito: «così tagliamo il nodo gordiano», aveva dichiarato il direttore di Swissmem Stefan Brupbacher, sostenendo che entrambe le riforme rischierebbero la bocciatura popolare se votate separatamente. La commissione competente del Consiglio degli Stati ha però rinviato la discussione ad agosto: il dossier tornerà in Parlamento solo dopo la pausa estiva.

Cosa cambia per il Ticino

Per il lettore ticinese la notizia si legge su due piani. Nell’immediato, nessun rincaro: il boom del gettito fiscale delle imprese consente di far crescere il bilancio della difesa senza toccare l’aliquota IVA che grava su spesa quotidiana, ristoranti e servizi. Ma la partita resta aperta su due fronti concreti. Il primo è proprio l’IVA: se il Parlamento approvasse l’aumento proposto dal Consiglio federale, l’aliquota speciale sul pernottamento alberghiero salirebbe dal 3,8% al 4,1% — un costo diretto per un settore, quello turistico, centrale per l’economia di Locarno, Lugano e del Sopraceneri. Il secondo fronte è strutturale: una Confederazione sempre più dipendente dal gettito di poche grandi multinazionali espone il bilancio federale — e con esso i trasferimenti verso i Cantoni — a maggiori oscillazioni in caso di rallentamento degli utili aziendali, proprio mentre le previsioni sui conti della Confederazione segnalano già margini di manovra ridotti per gli anni a venire.

Chi vuole seguire da vicino l’evoluzione del dossier può consultare le comunicazioni ufficiali sulla riforma too-big-to-fail e sul finanziamento dell’esercito pubblicate dal Dipartimento federale delle finanze, mentre il calendario dei lavori parlamentari sarà consultabile sul sito del Parlamento federale non appena la commissione degli Stati riprenderà il dossier in agosto.

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