Divorzio in Svizzera: cosa succede ai soldi, la guida in 6 passi tra pensione, mantenimento e casa

Claudio Galli

4 Settembre 2026 - 19:10

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Dalla ripartizione del 2° pilastro al calcolo del contributo di mantenimento, passando per i costi in Pretura: come si dividono davvero i franchi quando un matrimonio finisce in Ticino, con un esempio numerico concreto.

Divorzio in Svizzera: cosa succede ai soldi, la guida in 6 passi tra pensione, mantenimento e casa

Chi si separa in Ticino scopre presto che il divorzio non è solo una questione di sentimenti, ma di conteggi: la previdenza per la vecchiaia accumulata insieme, il mantenimento dei figli, la casa in cui si è vissuti per anni. Questa guida spiega, passo per passo, cosa succede al patrimonio della coppia quando il matrimonio finisce, con le cifre di riferimento usate dai tribunali ticinesi.

1. Consensuale o contenzioso: le due strade, e quanto costano

La prima scelta è procedurale, e determina tutto il resto. Se marito e moglie sono d’accordo su tutto — previdenza, mantenimento, casa, custodia dei figli — possono presentare una domanda comune di divorzio, allegando una convenzione già firmata da entrambi. In Ticino l’autorità competente è la Pretura: se l’accordo è completo e chiaro, l’udienza è una formalità e la procedura dura in genere tre o quattro mesi.

Se invece uno dei due coniugi si oppone, si può comunque chiedere il divorzio, ma solo dopo due anni di separazione (o prima, in casi eccezionali, per motivi gravi come la violenza coniugale). In questo caso i tempi si allungano anche a diversi anni.

Sul fronte costi, il Ticino è tra i Cantoni più economici: le tasse di giustizia per un divorzio consensuale vanno da 300 a 800 CHF (contro gli 1’000-4’000 CHF che si pagano in altri Cantoni), a cui si aggiungono gli onorari dell’eventuale avvocato — a partire da circa 3’000 CHF per i casi semplici, oltre i 10’000 CHF per un contenzioso complesso. Non è obbligatorio farsi assistere da un legale, ma diventa utile se la situazione patrimoniale è articolata o se uno dei due rifiuta il divorzio. Chi ha difficoltà economiche può chiedere l’assistenza giudiziaria gratuita o parziale direttamente alla Pretura.

2. La previdenza si divide: come funzionano 1°, 2° e 3° pilastro

È il punto che sorprende di più chi divorzia per la prima volta: la previdenza accumulata durante gli anni di matrimonio non resta a chi l’ha versata, ma va ripartita, indipendentemente da chi ha lavorato di più.

  • italico1° pilastro (AVS)/italico: i redditi su cui i due coniugi hanno versato contributi durante il matrimonio vengono divisi a metà tra loro (il cosiddetto splitting), e servono da base per il calcolo della futura rendita di vecchiaia di ciascuno. La domanda va presentata alla cassa di compensazione, idealmente subito dopo il divorzio: se non lo si fa, la ripartizione avviene comunque d’ufficio al momento del calcolo della rendita.
  • italico2° pilastro (LPP/cassa pensioni)/italico: ciascun ex coniuge ha diritto per principio alla metà dell’avere di vecchiaia accumulato dall’altro durante gli anni di matrimonio — non quello versato prima delle nozze. È il tribunale a chiedere alle casse pensioni un conteggio degli averi, e a ordinare il conguaglio nella sentenza. Solo se entrambi hanno già una previdenza "adeguata" possono concordare di rinunciarvi, ma serve una convenzione confermata dal giudice.
  • italico3° pilastro (3a)/italico: qui la ripartizione dipende dal regime dei beni scelto (o non scelto) al matrimonio. Senza un contratto matrimoniale specifico si applica di default il regime della partecipazione agli acquisti, e i versamenti fatti nel 3a durante il matrimonio si dividono anch’essi a metà.

Chi vuole approfondire il funzionamento dei tre pilastri prima di arrivare in Pretura può leggere la guida di moneymag.ch al pilastro 3a e ai suoi limiti di deduzione e quella su cosa fare del 2° pilastro quando si cambia lavoro, utile anche per capire come si legge il proprio conteggio LPP.

3. Il mantenimento: come si calcola (non a sensazione)

Da qualche anno in tutta la Svizzera si usa un unico metodo per calcolare i contributi di mantenimento, sia verso l’ex coniuge sia verso i figli: il metodo del minimo esistenziale ed eccedenza. In pratica si stabilisce prima quanto serve a ciascuno per vivere, poi si divide ciò che resta.

Secondo la tabella della Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello di Lugano, il minimo esistenziale mensile di riferimento è di 1’100 CHF per chi vive da solo, 1’250 CHF per una famiglia monoparentale, e 1’550 CHF per due persone che formano un’economia domestica comune. Per i figli, il fabbisogno di base è di 400 CHF al mese fino ai 10 anni e 600 CHF dopo, a cui si aggiungono una quota dei costi dell’alloggio (20% per il primo figlio, 10% per il secondo), il premio della cassa malati e una parte delle imposte.

Un aspetto che sfugge spesso: il contributo di mantenimento versato all’ex coniuge è italicodeducibile/italico per chi lo paga e italicotassabile/italico per chi lo riceve — una differenza fiscale da mettere in conto prima di firmare qualsiasi cifra in convenzione.

4. La casa coniugale e il regime dei beni

Se la coppia vive in affitto, la convenzione di divorzio deve stabilire chi mantiene il contratto di locazione — di norma chi resta con i figli ha la priorità. Se invece la casa è di proprietà, la situazione è più complessa: va prima stabilito il regime dei beni (partecipazione agli acquisti per default, separazione dei beni solo con contratto matrimoniale specifico), poi si tratta se uno dei due riscatta la quota dell’altro, se l’immobile viene venduto e il ricavato diviso, o se resta in comproprietà con un accordo d’uso.

Chi sta valutando l’impatto patrimoniale complessivo — mutuo compreso — può confrontarlo con la guida di moneymag.ch su come funziona il mercato immobiliare in Ticino.

5. Un esempio concreto con i numeri

Marco, 47 anni, e Elena, 44, sposati da 16 anni a Lugano, con due figli di 12 e 15 anni, decidono di divorziare consensualmente. Marco ha un reddito lordo di 95’000 CHF, Elena lavora part-time e guadagna 45’000 CHF.

  • italico2° pilastro/italico: durante il matrimonio Marco ha accumulato 210’000 CHF di avere di vecchiaia, Elena 70’000 CHF. Sommati fanno 280’000 CHF, da dividere a metà: 140’000 CHF ciascuno. La cassa pensioni di Marco trasferisce quindi 70’000 CHF a quella di Elena.
  • italicoMantenimento/italico: applicando il metodo del minimo esistenziale ed eccedenza al reddito familiare, l’avvocato di Elena stima un contributo indicativo per i due figli nell’ordine di 700-900 CHF al mese complessivi, da verificare caso per caso con il tribunale.
  • italicoCosti della procedura/italico: circa 600 CHF di tasse di giustizia più 4’000 CHF di onorari legali condivisi, per un totale attorno ai 4’600 CHF.

I numeri sono puramente illustrativi: ogni conguaglio dipende dai conteggi reali delle casse pensioni e dalla situazione familiare specifica.

6. Errori comuni da evitare

  • Rinunciare al conguaglio LPP "per chiudere in fretta": è una rinuncia a previdenza vera, spesso irreversibile.
  • Dare per scontato lo splitting AVS: va richiesto attivamente alla cassa di compensazione dopo la sentenza.
  • Fissare un contributo di mantenimento a sensazione invece che con il metodo del minimo esistenziale, rischiando poi una contestazione.
  • Sottovalutare quanto lievita il conto se il divorzio diventa contenzioso: la differenza tra 800 CHF e oltre 10’000 CHF si gioca quasi tutta sull’accordo (o mancato accordo) iniziale.

Checklist finale

  • Chiedi subito alla tua cassa pensioni (e a quella dell’ex coniuge) un conteggio dell’avere accumulato durante il matrimonio.
  • Verifica se al matrimonio è stato firmato un contratto che modifica il regime dei beni di default.
  • Se ci sono figli, fai calcolare il mantenimento con il metodo del minimo esistenziale, non a occhio.
  • Se il reddito è limitato, informati in Pretura sull’assistenza giudiziaria prima di rinunciare a un avvocato.
  • Punta, se possibile, a un accordo completo prima di presentare la domanda: dimezza tempi e costi rispetto a un contenzioso.

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