Due perizie commissionate dalla Confederazione e tenute riservate bocciavano sicurezza e architettura di SIPAC 2.0 prima della messa in servizio. Blick le ha ottenute grazie alla legge sulla trasparenza: 27 problemi erano classificati come critici o ad alta priorità, e il rinvio era possibile perché IBM garantiva il vecchio sistema fino a fine 2026.
I vertici della Segreteria di Stato dell’economia (SECO) conoscevano i gravi problemi di sicurezza e di prestazioni del nuovo sistema di pagamento delle casse di disoccupazione, e hanno deciso di metterlo in servizio lo stesso. È quanto emerge da due rapporti interni che la SECO teneva sotto chiave e che il quotidiano Blick ha potuto consultare dopo mesi di braccio di ferro, invocando la legge sulla trasparenza. La rivelazione, pubblicata il 18 luglio e ripresa da RTS, Le Temps e 20 Minutes, non è ancora arrivata sui canali in lingua italiana.
Il sistema si chiama SIPAC 2.0 (ASAL 2.0 nella sigla tedesca), è costato circa 200 milioni di CHF ed è entrato in funzione il 6 gennaio 2026 sostituendo di colpo, in tutte le 32 casse di disoccupazione svizzere, una piattaforma che risaliva agli anni Ottanta. Il risultato è noto: pratiche arretrate, pagamenti congelati e migliaia di persone in attesa dell’indennità, in alcuni casi per settimane. A fine gennaio era stato versato soltanto l’85% circa dell’importo complessivo atteso, e chi si iscriveva per la prima volta ha aspettato anche più di un mese il primo accredito, contro i due giorni lavorativi abituali.
Cosa dicono i due rapporti tenuti riservati
Nei mesi precedenti al lancio la SECO aveva fatto esaminare la piattaforma da due società esterne: la zurighese Eraneos per la sicurezza informatica — un punto tutt’altro che secondario, visto che SIPAC 2.0 contiene i dati sensibili di centinaia di migliaia di persone che sono o sono state senza lavoro — e Deloitte per l’architettura del sistema.
Nessuno dei due ha dato il via libera. Gli esperti hanno rilevato 71 falle di sicurezza, di cui 27 giudicate critiche o ad alta priorità, e hanno scritto che il sistema usato nei test presentava «lacune di sicurezza considerevoli». L’analisi dell’architettura ha segnalato una complessità inutile, con il rischio che la piattaforma risultasse poi scomoda da usare e difficile da manutenere. Soprattutto, gli specialisti avvertivano che nulla garantiva che il sistema reggesse i tempi di risposta richiesti: esattamente il problema esploso poi allo sportello.
Non era il primo campanello d’allarme. Il progetto era stato avviato nel 2016 e il Controllo federale delle finanze lo ha passato al setaccio sei volte, segnalando ripetutamente questioni irrisolte su affidabilità e prestazioni. L’ultimo avvertimento risale al maggio 2025, otto mesi prima dell’entrata in servizio.
Il rinvio era possibile
È il punto che pesa di più. IBM, che gestiva la vecchia piattaforma, si era impegnata con la SECO a mantenerla operativa fino alla fine del 2026: rimandare di qualche mese si poteva. Matthias Stürmer, professore alla Scuola universitaria professionale bernese e studioso dei fiaschi informatici dell’amministrazione pubblica, parla di «moltissimi segnali d’allarme per un progetto di questa portata» e ritiene che il lancio andasse posticipato, perché dal funzionamento del sistema dipende il sostentamento di circa 150’000 persone senza lavoro in tutto il Paese.
La SECO respinge le critiche: sostiene che «tutti i problemi di sicurezza ritenuti rilevanti sono stati risolti prima della messa in servizio» e ripete che l’entità dei disservizi successivi «non era prevedibile». Nell’aprile scorso il responsabile del progetto, Jérôme Cosandey, è stato nominato vicedirettore della SECO su decisione del consigliere federale Guy Parmelin.
Perché riguarda anche il Ticino
Il blocco di gennaio non ha risparmiato il Cantone, dove le casse di disoccupazione — quella cantonale (CCAD), quella dell’OCST e quella di Unia — lavorano tutte sulla stessa piattaforma federale. Il tema non è archiviato: nel secondo trimestre 2026 il tasso di disoccupazione in Ticino si è attestato al 2,73%, in aumento di 0,2 punti su base annua, con differenze marcate fra residenti svizzeri (2,13%) e stranieri (4,10%) e una disoccupazione giovanile al 4,27%. L’Istituto di ricerche economiche dell’USI prevede stabilità nel terzo trimestre e il consueto rialzo stagionale nel quarto, fino al 3,05%.
Tradotto: nei prossimi mesi il numero di pratiche da trattare crescerà proprio mentre gli arretrati non sono del tutto riassorbiti. E secondo Blick il fiasco rischia ora di generare costi supplementari considerevoli a carico dei Cantoni — cioè, in ultima istanza, del contribuente ticinese. Un carico che si somma alle tensioni già note sul mercato del lavoro cantonale e alla partita aperta sulla disoccupazione dei frontalieri.
Cosa fare se il versamento tarda
La regola di fondo resta quella richiamata dalla Confederazione durante la crisi di gennaio: il diritto alla prestazione non si perde. Un ritardo tecnico o amministrativo non cancella nulla, e l’indennità viene versata una volta completata la verifica della pratica. In pratica:
- iscriversi all’URC subito, senza aspettare: fa fede la data di iscrizione, non quella in cui la pratica viene evasa;
- trasmettere i documenti tramite gli eServices di arbeit.swiss, la via che la SECO stessa ha indicato come la più rapida;
- in caso di attesa anomala, contattare direttamente la propria cassa e chiedere per iscritto lo stato della pratica;
- conservare copia di tutto ciò che si invia, perché in caso di contestazione la prova dell’invio è a carico dell’assicurato.
Per la procedura completa, dall’annuncio all’URC al primo accredito, resta valida la nostra guida alla disoccupazione in Ticino in 7 passi. Le informazioni ufficiali sullo stato del sistema e sui canali di contatto sono sul comunicato della Confederazione.
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