Dazi UE sull’acciaio al 50% dal 1° luglio: le quote svizzere tagliate del 33% — e per Gerlafingen è «rischio fatale»

Claudio Galli

1 Luglio 2026 - 13:14

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Le nuove misure di salvaguardia europee entrano in vigore oggi. Berna non ha ottenuto l’esenzione richiesta: Stahl Gerlafingen, unica produttrice svizzera di tondini da acciaio riciclato, esporta oltre 500’000 tonnellate l’anno verso l’UE e rischia un «colpo fatale». Impatto diretto su edilizia e smaltimento rottami in Svizzera.

Dazi UE sull'acciaio al 50% dal 1° luglio: le quote svizzere tagliate del 33% — e per Gerlafingen è «rischio fatale»

Dal 1° luglio 2026, l’Unione europea ha attivato il nuovo regime di salvaguardia sull’acciaio. Le importazioni in esenzione doganale vengono ridotte del 47% a livello globale — scendendo a 18,3 milioni di tonnellate all’anno — mentre il dazio sulle eccedenze raddoppia, passando dal 25% al 50%. Per la Svizzera, inclusa tra i dodici partner con accordo di libero scambio che hanno negoziato quote dedicate, la riduzione è del 33% rispetto al precedente regime.

Nonostante Berna abbia spinto fino all’ultimo per ottenere un’esenzione — prendendo atto della stretta integrazione tra l’industria svizzera e i suoi clienti UE — la Commissione europea ha detto no. I Paesi dello Spazio economico europeo (SEE), cioè Norvegia, Islanda e Liechtenstein, restano invece esclusi dalle restrizioni.

L’impatto più pesante: Gerlafingen e i tondini per l’edilizia

Il cuore del problema svizzero è l’acciaieria di Gerlafingen, nel Canton Soletta, gestita da Stahl Gerlafingen (gruppo AFV Beltrame). È l’unico produttore elvetico di tondini — le barre in acciaio per il cemento armato — e lavora esclusivamente acciaio riciclato da rottami industriali ed edilizi. Produce oltre 500’000 tonnellate di tondini all’anno, una quota rilevante della quale è destinata all’esportazione verso l’UE.

«Se dovesse perdere la possibilità di esportare sul mercato europeo, sarebbe un colpo fatale», ha dichiarato alla RSI Andreas Steffes, direttore di Metal Suisse, l’organizzazione che rappresenta l’industria svizzera del metallo pesante. A rendere la situazione ancora più critica è il fatto che le nuove misure UE estendono le restrizioni anche ai tondini, una categoria che nei precedenti regimi di salvaguardia era meno esposta.

Le ripercussioni non riguardano solo le esportazioni. Gerlafingen è anche il destinatario del rottame ferroso proveniente dalle demolizioni edilizie in Svizzera. Senza questo sbocco, il materiale dovrebbe essere esportato all’estero, con conseguenze economiche ed ecologiche negative. «C’è la possibilità di importare tondini dall’estero», spiega la portavoce della Società svizzera impresari costruttori (SSIC), Jacqueline Theiler, «ma è una soluzione complementare, perché dall’estero sono più cari e meno ecologici».

Le misure del Consiglio federale — e la trattativa della SECO

Per ammortizzare il colpo, il Consiglio federale ha già adottato misure transitorie, valide fino al 2028: quattro aziende dell’industria pesante, tra cui Stahl Gerlafingen, beneficiano di una riduzione delle tariffe della rete elettrica. Il settore siderurgico è ad alta intensità energetica, e questo provvedimento garantisce risparmi significativi. Metal Suisse chiede che gli aiuti siano resi permanenti, ma trovare una maggioranza politica a Berna non è scontato: si tratta di fatto di sovvenzioni, con costi trasferiti su altri attori del sistema.

Sul fronte diplomatico, la SECO — Segreteria di Stato dell’economia — ha confermato che sono in corso trattative con Bruxelles sulle quote esenti per le aziende esportatrici svizzere. L’obiettivo è contenere al massimo le perdite rispetto ai volumi attuali. I risultati dei negoziati determineranno quanto acciaio svizzero potrà continuare ad affluire nel mercato UE senza aggravi tariffari.

Un precedente ticinese: la Monteforno di Bodio

Per il Cantone Ticino la questione risuona in modo particolare. Dal 1946 al 1994, la Monteforno di Bodio, nel cuore della Leventina, fu l’acciaieria che rifornì di tondini il mercato edile svizzero. La sua chiusura, avvenuta tra incredulità e proteste popolari, portò alla centralizzazione della produzione proprio a Gerlafingen — che oggi si trova di fronte a pressioni globali del tutto analoghe.

La domanda che riemerge in Parlamento è la stessa: fino a che punto la Confederazione è disposta a sostenere con politiche attive i settori industriali considerati strategici, oppure si affida alle sole forze del mercato?

Chi monitora le quotazioni dell’acciaio troverà nei prossimi mesi una risposta concreta nei prezzi: se Gerlafingen dovesse ridurre la produzione o perdere accesso al mercato UE, il costo dei tondini per il settore edile svizzero potrebbe subire pressioni al rialzo — con conseguenze dirette sui preventivi di costruzione e ristrutturazione.

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