Nel 2026 i prestatori svizzeri non raccolgono ancora nulla, ma il conto alla rovescia verso la fine dell’anonimato fiscale è partito: chi scambierà i dati, con quali 74 Paesi, da quando — e perché le plusvalenze del privato restano comunque esenti.
La Svizzera si prende un anno in più. Lo scambio automatico di informazioni fiscali sulle criptovalute — la novità che estende agli asset digitali le stesse regole già valide da anni per i conti bancari — non parte nel 2026 come inizialmente previsto, ma slitta. Il Consiglio federale ha stabilito che per tutto il 2026 i prestatori di servizi cripto attivi in Svizzera non devono raccogliere alcun dato; l’applicazione delle regole è attesa al più presto dal 1° gennaio 2027, con il primo scambio effettivo verso gli Stati partner non prima del 2028. Per chi detiene Bitcoin o altri asset digitali in Svizzera, la domanda è una sola: cosa cambia davvero, e quando?
Di cosa si tratta
Il quadro di riferimento è il CARF — Crypto-Asset Reporting Framework, lo standard dell’OCSE che estende lo scambio automatico di informazioni (in sigla AEOI, già applicato dal 2017 ai conti bancari) anche alle cripto-attività. In pratica, exchange e custodian dovranno comunicare alle autorità i dati dei clienti — saldi e operazioni — che il fisco potrà poi trasmettere ai Paesi di residenza fiscale dei titolari. Il Parlamento svizzero ha approvato la base legale con il voto finale del 26 settembre 2025; il 26 novembre 2025 il Consiglio federale ha però deciso che le disposizioni sulle cripto non si applicano nel 2026 [3].
Cosa cambia (e cosa no) nel 2026
Concretamente, per tutto il 2026 nulla cambia sul piano della raccolta dati: i prestatori svizzeri non sono tenuti a censire le posizioni cripto della clientela ai fini dello scambio. Il rinvio — legato a discussioni ancora aperte con i Paesi partner sugli standard di sicurezza e riservatezza dei dati — sposta in avanti l’intera tabella di marcia. L’applicazione è prevista al più presto dal 1° gennaio 2027, la prima raccolta dati al più presto nel corso del 2027 e il primo invio delle informazioni agli Stati partner non prima del 2028.
Con chi la Svizzera scambierà i dati
La Confederazione prevede di condividere le informazioni con 74 giurisdizioni che rispettano gli standard CARF: tutti i Paesi dell’Unione europea, il Regno Unito e la maggior parte dei membri del G20. Restano fuori, almeno per ora, tre nomi pesanti: Stati Uniti, Cina e Arabia Saudita. Per il lettore della Svizzera italiana il dettaglio non è secondario: l’Italia rientra tra i Paesi partner. È un punto che riguarda da vicino i frontalieri — chi risiede in Italia e lavora in Ticino, o viceversa — e chiunque abbia obblighi dichiarativi in entrambi i Paesi.
Trasparenza non vuol dire nuova tassa
Qui sta il punto più frainteso. Lo scambio automatico riguarda la visibilità dei dati, non l’introduzione di un nuovo prelievo. In Svizzera il trattamento fiscale delle cripto resta quello di sempre: per l’investitore privato la plusvalenza realizzata rivendendo i token è esente da imposta sul reddito — come ricordiamo nella nostra guida al fisco e alle criptovalute in Svizzera —, mentre la perdita, di riflesso, non è deducibile. Le cripto vanno comunque dichiarate nella sostanza al valore del 31 dicembre, e sono soggette all’imposta cantonale e comunale sulla sostanza. Restano invece reddito imponibile gli introiti da staking, mining e airdrop, così come i guadagni di chi viene qualificato come commerciante professionale. Che la Svizzera resti una delle giurisdizioni più favorevoli d’Europa per gli asset digitali — come mostra il confronto internazionale — non cambia: muta solo quanto il fisco riesce a vedere.
Le 4 cose da sapere
- Niente obblighi nel 2026: i prestatori svizzeri non raccolgono dati cripto quest’anno.
- Avvio al più presto nel 2027, con il primo scambio verso l’estero non prima del 2028.
- 74 Paesi partner, Italia inclusa; fuori, per ora, Stati Uniti, Cina e Arabia Saudita.
- Le regole fiscali non cambiano: plusvalenze private esenti, sostanza da dichiarare, staking e mining tassati come reddito.
Cosa fare adesso
In attesa del 2027, la mossa più sensata resta la stessa di sempre: tenere una traccia ordinata di acquisti, vendite e wallet e dichiarare correttamente la sostanza in cripto al valore di fine anno. La regolamentazione svizzera, intanto, continua a stringersi su exchange e custodian: la FINMA ha già messo mano a licenze e requisiti, come abbiamo raccontato. Quando lo scambio partirà, chi avrà dichiarato in modo trasparente non avrà nulla da temere.
Questo articolo ha finalità puramente informative e non costituisce consulenza fiscale né di investimento. Le tempistiche citate sono quelle comunicate dalle autorità federali e possono essere soggette a modifiche. Per la propria situazione specifica conviene rivolgersi a un consulente fiscale o all’autorità cantonale competente.
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