Bacini idroelettrici ticinesi ai minimi da 10 anni: il Cantone frena il Piemonte e mette in guardia sull’inverno

Claudio Galli

20 Luglio 2026 - 07:09

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Il Consiglio di Stato ha risposto alla richiesta di più acqua arrivata da Torino: disponibilità di principio, ma «margine di manovra ridotto». In gioco c’è la riserva idroelettrica invernale, cioè un quinto dell’elettricità che consumiamo da dicembre a marzo. Ecco cosa significa per la bolletta e cosa si può controllare già ora.

Bacini idroelettrici ticinesi ai minimi da 10 anni: il Cantone frena il Piemonte e mette in guardia sull'inverno

Il Consiglio di Stato ha risposto il 17 luglio alla lettera con cui la Regione Piemonte chiedeva al Ticino di aumentare il rilascio d’acqua dai bacini a nord del territorio piemontese, per sostenere il livello del Po e limitare i danni all’agricoltura. La risposta di Palazzo delle Orsoline è un sì di principio accompagnato da un no operativo: il governo cantonale ha già contattato gli operatori idroelettrici attivi sul territorio per sensibilizzarli, ma ha messo nero su bianco che «l’attuale riserva di acqua contenuta nei bacini idroelettrici ticinesi si situa al limite inferiore dei dati registrati negli ultimi 10 anni».

Non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori. È il primo segnale concreto che l’estate secca del 2026 può arrivare fino alla fattura dell’elettricità che riceverete l’anno prossimo.

Quanta acqua c’è davvero nei bacini

I numeri raccolti finora dagli operatori e dall’Ufficio federale dell’energia disegnano un quadro sotto la norma su tutto l’arco alpino:

  • bacini ticinesi attorno al 37% di riempimento, la seconda percentuale più bassa degli ultimi dieci anni per il periodo;
  • media svizzera nell’ordine del 46%, il livello più basso da circa vent’anni;
  • Vallese, che è la principale riserva energetica della Confederazione, fermo attorno al 26%;
  • Lago Maggiore circa un metro sotto la media stagionale, a pochi centimetri dal minimo storico.

All’origine ci sono due fattori che si sommano: una primavera 2026 fra le più secche dall’inizio delle rilevazioni meteorologiche nel 1864, e un inverno precedente con nevicate scarse, che ha ridotto l’apporto d’acqua di fusione ai bacini nei mesi in cui normalmente si riempiono.

Perché il Cantone non può semplicemente aprire le paratoie

Chi immagina che Bellinzona possa decidere da sola quanta acqua far scendere verso sud sopravvaluta i poteri cantonali. Il Consiglio di Stato lo ha spiegato in modo esplicito: la maggior parte delle acque sottostà a un regime di concessioni attribuite nel secolo scorso a operatori privati con sede oltralpe, sui quali il Cantone non ha autorità e dai quali ottiene, con grande fatica, soltanto i deflussi minimi previsti.

C’è poi un secondo vincolo, di natura legale: l’ente cantonale che gestisce in autonomia una parte delle acque è tenuto per mandato a garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Svuotare i bacini a luglio per aiutare il Po significherebbe arrivare a dicembre con meno margine, in un Paese dove l’idroelettrico da bacino copre circa un quinto della domanda elettrica invernale.

Sul fronte umanitario la porta resta aperta: il governo ha garantito disponibilità in caso di emergenza sull’acqua potabile, offrendo di mettere a disposizione in tempi rapidi un’unità mobile per il trattamento dell’acqua, nello spirito del protocollo d’intesa fra la Prefettura del Verbano Cusio Ossola e il Cantone Ticino.

Cosa può succedere alla bolletta

Qui sta il punto che interessa il portafoglio. Le tariffe elettriche comunicate per il prossimo anno vanno nella direzione opposta rispetto all’allarme siccità: le previsioni indicano un calo delle tariffe 2027 fino al 6% per l’economia domestica tipo, dopo il ribasso già incassato quest’anno. Quel calo dipende però soprattutto dai prezzi d’acquisto sui mercati all’ingrosso, non dal livello dei laghi alpini.

Il collegamento con la siccità è indiretto ma reale: se i bacini arrivano scarichi all’inverno, la Svizzera compra più elettricità all’estero nei mesi in cui costa di più, e quel maggior costo d’acquisto si riflette sulle tariffe dell’anno successivo — cioè sul 2028, non sul 2027 già annunciato. È lo stesso meccanismo che nella crisi energetica di qualche anno fa aveva gonfiato le bollette delle famiglie svizzere.

Per ora la Confederazione non segnala alcuna minaccia immediata all’approvvigionamento. Ma la variabile decisiva è l’autunno: senza precipitazioni abbondanti fra settembre e novembre, il ritardo accumulato non si recupera.

Le 3 cose da controllare adesso

  • La tariffa del vostro Comune. Ogni Comune ha il suo gestore e due famiglie a pochi chilometri di distanza possono pagare cifre molto diverse. La verifica si fa in due minuti sul portale ufficiale dell’ElCom. I dati definitivi per il 2027 vanno comunicati dai fornitori entro fine agosto e sono pubblicati dall’ElCom a inizio settembre: è quello il momento per ricontrollare.
  • Il consumo, non solo il prezzo. Con tariffe in calo la tentazione è di lasciar correre. È invece il momento buono per intervenire sulle voci strutturali (boiler, pompe di calore, illuminazione), perché il risparmio resta anche quando i prezzi risaliranno.
  • Le eventuali ordinanze comunali sull’uso dell’acqua. In caso di aggravamento della siccità i primi limiti — irrigazione, piscine private, lavaggio auto — arrivano dai Comuni, non dal Cantone. Vanno verificate sul sito del proprio Comune di domicilio.

La situazione è monitorata dal Cantone e dalla Comunità di lavoro della Regio Insubrica, che sta lavorando con il Piemonte sulla gestione parsimoniosa della risorsa. Gli aggiornamenti ufficiali sui livelli e sulle eventuali misure sono pubblicati sul portale della Repubblica e Cantone Ticino.

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