Terremoto in Turchia e Siria: superate le 9’500 vittime. All’opera anche tecnici e cani svizzeri

Chiara De Carli

08/02/2023

08/02/2023 - 14:50

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Ad Hatay sono arrivati tra lunedì e martedì soccorritori e cani da ricerca. Già all’opera per tentare l’impossibile.

Terremoto in Turchia e Siria: superate le 9'500 vittime. All'opera anche tecnici e cani svizzeri

Continua a salire il numero delle vittime del terremoto che ha colpito Turchia e Siria, nella notte tra domenica e lunedì. L’ultimo bilancio parla di una vera e propria strage: i morti sono più di 9’500.
C’è chi la definisce un’ecatombe, chi il peggiore disastro della storia. Secondo i dati ufficiali diffusi questa mattina, in Turchia sono stati estratti dalle macerie 6’957 corpi, stando all’agenzia di soccorso Afad, e in Siria autorità e medici parlano di 2’547 morti.
Per i funzionari dell’Organizzazione mondiale della sanità il numero delle vittime potrebbe salire fino a 20 mila. I feriti oltre 37 mila. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato lo stato di emergenza per tre mesi nelle 10 province del sud est.
Erano le 4,17 di notte, quando domenica una scossa di magnitudo 7.8 ha portato distruzione e desolazione al confine tra Turchia e Siria. Terremoto che non ha lasciato tregua nemmeno nelle ore successive: ieri la Turchia è stata colpita da due scosse di grado 7,7 e 7,6 nella provincia di Kahramanmaras e altre due di grado 6,6 e 6,5 nella provincia di Gaziantep, nel sud est del Paese.

Non solo morte, sotto le materie c’è anche vita

Nelle ultime ore sono state salvate anche numerose persone. Si tratta di “salvataggi miracolosi”, come quello la cui notizia ha fatto il giro del mondo. Una neonata trovata è stata trovata in vita con il cordone ombelicale ancora attaccato alla mamma, morta purtroppo sotto le macerie. O ancora: una madre è stata estratta viva insieme alle sue due figlie dopo 33 ore ad Hatay, una delle zone più colpite, a sud est della Turchia. Durante il trasporto in ospedale, il cuore di una delle due figlie ha smesso di battere, ma i soccorritori sono riusciti a rianimarla.

Tra i cani c’è anche una border collie ticinese

Ad Hatay si trova anche la delegazione di soccorsi inviata dalla Confederazione svizzera. Una squadra composta da 80 persone, insieme a un gruppo di cani da ricerca, hanno collaborato per mettere in salvo già cinque persone.

Tra le organizzazioni coinvolte anche Redog, ente che si occupa della ricerca e salvataggio con l’ausilio dei cani, che ha inviato un contingente di 14 cani e 22 tecnici. Redog è presente anche in Ticino e fra i cani decollati da Zurigo verso il sud della Turchia, c’è anche Luna, una border collie che si allena a Genestrerio, scrive Ticinonews. Proprio qui ha sede il campo di addestramento, una delle 12 unità regionali della Società svizzera per cani da ricerca e salvataggio.
Già nella mattinata di lunedì, il presidente della Confederazione Alain Berset aveva pubblicato un tweet in cui annunciava che «La Svizzera è pronta a fornire gli aiuti di emergenza». Dichiarazione a cui ha fatto eco quella dal ministro degli Esteri, Ignazio Cassis che ha cinguettato: «La Svizzera è al fianco della Turchia e offre aiuto umanitario».
Per ora gli aiuti umanitari inviati dalla Confederazione si fermano alla Turchia. Sul sito del Dipartimento degli Affari Esteri (DFAE) si legge che si sta valutando la possibilità di inviare sostegni anche in Siria, dove la nuova catastrofe va a sommarsi a una situazione già precaria.
In Siria, in realtà, si trova già la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) che in queste ore sta decidendo se inviare rinforzi o meno, attingendo al personale delle rappresentanze svizzere nell’area. L’ufficio umanitario della Svizzera a Damasco e le rappresentanze svizzere nella regione stanno valutando le necessità e il modo migliore per rispondervi.
Dove non arriva la Confederazione arrivano le organizzazioni. Caritas Svizzera segnala di voler concentrare i propri sforzi in Siria, in quanto presente con progetti ad Aleppo, Hama e Homs. Impegno finanziario immediato è di 200 mila franchi. Alcune di queste regioni sono state direttamente colpite dalle scosse di terremoto. Segnalano inoltre che gli otto membri del personale di Caritas Svizzera, già in loco, stanno supportando i partner locali nell’attuazione dei programmi di aiuto d’emergenza e puntano a distribuire beni essenziali, come cibo, coperte e prodotti per l’igiene, e aiutare a rimuovere le macerie.

Catena degli aiuti internazionale

Il cordoglio e gli aiuti non sono mancati anche dalle altre nazioni. Lunedì diversi governi avevano risposto agli appelli giusti da Ankara e Damasco, inviando gli aiuti a sostegno delle popolazioni coinvolte dalla catastrofe naturale.
Bruxelles ha attivato il proprio meccanismo di protezione civile, annunciando in partenza squadre di professionisti specializzati nella ricerca e salvataggio in contesto urbani. Con persone provenienti da Paesi Bassi, Romania, Bulgaria, Croazia, Francia, Grecia, Polonia e Repubblica Ceca.
Anche Germania, Francia e Italia hanno annunciato aiuti. La Spagna ha mobilitato uomini e droni. La Polonia ha inviato 76 pompieri e otto cani da soccorso.
Non sono mancati all’appello Regno Unito, Usa e Cina che hanno già fatto partire le prime squadre di soccorso. Joe Biden si è detto «profondamente rattristato» e di essere disposto a «fornire tutto l’aiuto necessario».

La guerra non ferma l’aiuto di Ucraina e Russia

Nonostante la guerra, anche Ucraina e Russia si sono dette intenzionate a voler aiutare le zone colpite. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelenzky, ha twittato di essere «pronto a fornire l’aiuto necessario per superare le conseguenza della catastrofe». Inviando soccorritori specializzati, ha puntualizzato il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba.
Il presidente russo Vladimir Putin, dal canto suo, ha preso contatti con il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan e con il capo di Stato siriano Bashar al-Assad. Il ministro della Difesa, Sergei Shoigu, ha proposto l’invio di materiale sanitario al ministro turco Hulusi Akar.

Una vera e propria strage

Ma la catena dei soccorsi non finisce qua: India, Israele, Iran, Azerbaigian sono gli altri Paesi disposti ad aiutare. E la lista è ancora lunga: il supporto è stato promessi anche da Iran, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Algeria. Tutti uniti per tentare di sollevare una terra lacerata dal terremoto.

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