Rincaro dell’energia, raccolto e costo delle farine. Il punto della situazione con Alessandro Fontana del Mulino Maroggia

Chiara De Carli

9 Settembre 2022 - 14:40

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Nonostante il raccolto di quest’anno sia stato nettamente migliore rispetto a quello del 2021, è previsto un rincaro sul costo delle farine, al momento fermo al 6%. Anche a questo giro è colpa dell’aumento dei prezzi dei prodotti energetici: diesel, benzina, gas ed elettricità.

Rincaro dell'energia, raccolto e costo delle farine. Il punto della situazione con Alessandro Fontana del Mulino Maroggia

La questione del rincaro energetico non è una vera e propria novità. A essere onesti, l’allarme del repentino aumento dei prezzi era già stato lanciato un anno fa, quando con la ripresa delle attività e la sospensione delle misure anti Covid, la richiesta energetica da parte delle aziende era aumentata a dismisura. L’obiettivo era uno solo: produrre di più e recuperare quanto perso nei quasi due anni di stop forzato a causa della pandemia. Le centrali elettriche hanno quindi iniziato a dover bruciare più gas per essere attivate e con l’andare del tempo ha preso piede la speculazione. Come affermato ieri dal presidente Associazione industrie ticinesi (Aiti), Stefano Modenini, la crisi energetica annunciata, data da siccità, penuria di gas e rincaro, rischia di essere ben più grave di quella della pandemia.
Abbiamo approfondito la questione contattando Alessandro Fontana, direttore del Mulino Maroggia che alza le mani di fronte ai prossimi mesi di profonda incertezza e ribatte: «Ormai credo sia una triste certezza».
La situazione per il mulino, punto di riferimento per il Ticino e che ha tenuto tutti con il fiato sospeso quando nella sera del 23 novembre del 2020 prese improvvisamente fuoco, è piuttosto particolare. Come risaputo, la produzione al momento è sospesa, in attesa della fine dei lavori alla nuova struttura che verosimilmente si concluderanno nella primavera dell’anno prossimo. Fontana spiega infatti che «al momento, non avendo la produzione attiva, la situazione ci riguarda come per tutti per il rincaro di benzina, diesel e olio da riscaldamento». Parla però dell’esperienza del Knecht Mühle, il mulino con sede a Leibstadt, a cui è stata affidata la produzione per le farine dei loro clienti. Settimana scorsa, «il mio collega mi ha raccontato che stanno predisponendo dei generatori di corrente per sopperire a eventuali mancanze di energia elettrica. Questo perché la sua produzione è continua, funziona 24 ore al giorno, garantita in media 355 giorni all’anno. Sono misure preventive, poiché fermare l’attività per mezze giornate o giornate intere rappresenterebbe un problema. Nel caso in cui ci saranno tagli di corrente, spero che al settore alimentare, così come è stato durante il lockdown, venga concesso di continuare a lavorare».

Per quanto riguarda il Mulino Maroggia, quali sono le prospettive?
«Avevamo già intenzione di implementare un impianto fotovoltaico sullo stabile vecchio, progetto poi ripreso anche per la nuova struttura. Per aprile 2023, quando riprenderemo con l’attività, contiamo da un lato di avere una certa percentuale di autoproduzione e di autoconsumo e dall’altro speriamo che il picco del prezzo dell’energia sia già stato superato e che si trovi in fase discendente».

Nel caso in cui dovessero esserci interruzioni per periodi prolungati di tempo, oltre ai generatori di corrente, il mulino Knecht Mühle a pensato ad altre strategie da mettere in campo?
«Il mulino produce circa 90 tonnellate al giorno, fabbisogno necessario per rifornire i suoi clienti. Tenterà in tutti i modi di mantenere attiva la produzione. Qualora dovessero esserci delle interruzioni di qualche ora, non dovrebbe succedere niente. Se invece dovessero diventare dei giorni a quel punto non riuscirebbe a garantire le forniture. Certo, si potrebbe pensare a predisporre delle scorte di farina, ma ecco, nessuno oggigiorno penso possa accantonare volumi per un mese. Nessuno ha più degli spazi di stoccaggio così grossi.
Gli unici clienti veramente a rischio, sono coloro che si occupano di rifornire la grande distribuzione. Ma probabilmente avranno già delle direttive interne che stabiliscono come garantirsi le scorte necessarie, per fronteggiare l’eventuale interruzione di forniture e continuare così a sfornare pane».

Aumenterà quindi il costo delle farine?
«Molto probabilmente sì, ma sarà più contenuto rispetto a quello estero. Normalmente, il grano tenero viene venduto a 520 franchi la tonnellata. Qualche settimana fa, la Federazione Mugnai Svizzeri e la Federazione svizzera dei produttori di cereali si sono incontrate in una prima seduta per concordare il prezzo di quest’anno. Inizialmente i produttori hanno chiesto 80 franchi in più la tonnellata, ma per ora, con un accordo provvisorio, ne hanno ottenuti 60, risultato che ha provocato malcontento tra i contadini.
L’intento dunque è di aspettare i dati definitivi del raccolto e a ottobre indire una seconda seduta per rivedere il prezzo. Ad ogni modo, se confrontato con i prezzi che girano all’estero, passati nei mesi scorsi dai 250 ai quasi 400 euro la tonnellata, ci si rende conto che si tratta di un aumento relativamente basso».

In base alle prime stime, come è stato il raccolto di quest’anno?
«Sono stati raccolti complessivamente poco più di 400 mila tonnellate di grano tenero, a fronte delle 280 mila dell’anno scorso. Possiamo quindi parlare di un raccolto nella norma, sia per quantità che per qualità».

Non male, insomma.
«Se mi avessero chiesto quattro mesi fa di mettere una firma per un raccolto del genere, avrei firmato. E alla fine, sì. Non è andata così male, sia nel nostro cantone che negli altri. Siccità e grandine hanno influito soprattutto sul peso dei chicchi. Per questo abbiamo un raccolto leggermente inferiore rispetto al biennio 2017-2019».

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