Il Parlamento e la mossa infelice sui salari minimi. Gargantini, Unia: «Decisione negativa»

Chiara De Carli

21 Dicembre 2022 - 10:00

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Gehri, Cc-Ti: «Ogni cantone ha le sue caratteristiche» e non si possono adottare delle misure uguali per tutti.

Il Parlamento e la mossa infelice sui salari minimi. Gargantini, Unia: «Decisione negativa»

Tra qualche tempo, lavoratrici e lavoratori dei cantoni di Ginevra e Neuchâtel potrebbero vedersi la busta paga alleggerita alleggerita di diverse centinaia di franchi al mese, soprattutto per chi è impiegato nel settore alberghiero e della ristorazione, ma anche delle pulizie o in un salone di parrucchiera.
La colpa a questo giro non è dell’inflazione o del datore di lavoro che ha deciso di risparmiare, quanto piuttosto del Parlamento. Nei giorni scorsi sia il Consiglio degli Stati che il Nazionale hanno accettato per pochi voti di scarto una mozione, con l’intento di far prevalere i contratti collettivi di lavoro (Ccl) sulla legge cantonale in materia di salari minimi, tredicesima e ferie.
«Il tema molto complesso. Ad ogni modo, ci sono delle situazioni regionali che devono essere considerate – commenta il presidente dalla Camera di Commercio del Ticino, Andrea Gehri -. Per esempio il Ticino non può essere comparato alla stregua del canton Zurigo o del canton Ginevra, perché ogni cantone ha le sue peculiarità». E puntualizza: «Il salario minimo decretato in Ticino è conforme alla situazione economica del luogo».

In Ticino nessun cambiamento, per ora

Ora la decisione spetta al Consiglio federale. Ma cosa cambierebbe se dovesse passare questa mozione?
In primis i cantoni di Neuchâtel e Ginevra, dove sono stati introdotti i salari minimi cantonali rispettivamente di 20,77 e 24 franchi l’ora a seguito di una votazione popolare e approvata dal Tribunale federale nel 2017, non si applicherebbero più nei settori in cui un Ccl prevede uno stipendio inferiore. Per gli altri cantoni dove è stato adottato il salario minimo, quindi Giura, Basilea Città e Ticino non si assisterebbero variazioni, poiché il salario viene già calcolato in base a quanto riportato nel Ccl.
In Ticino, infatti, «Non ci saranno cambiamenti, o per lo meno non da subito – ci spiega il segretario regionale di Unia Ticino, Giangiorgio Gargantini - . Nel nostro cantone è in vigore una legge che fa in modo che i contratti collettivi prevalgano sulla legge nazionale dei salari minimi».
«A riguardo – continua –, l’anno scorso il partito socialista ha presentato un’iniziativa, sostenuta da Unia, che chiede l’aumento del salario minimo e una modifica della legge. Il fatto che il Parlamento abbia accettato questa mozione è negativo, in quanto a nostro avviso i salari minimi devono essere validi sempre, indipendentemente dalla paga oraria minima riportate all’interno dei contratti collettivi, generalmente più bassa».

Persone amareggiate

Intanto a Ginevra questa decisione non è stata presa bene. Facendo un paio di conti, infatti, diverse persone potrebbero trovarsi con quasi mille franchi in meno al mese, rischiando dunque di ricorrere all’assistenza sociale. Le persone sono indignate, dichiarando uno scollamento dalla realtà da parte di chi prende decisioni.
E se la decisione del Parlamento è in linea con la Costituzione che difende la “libertà economica”, di contro risulta essere in contradditorio con quanto deciso nel 2017 dal Tribunale federale che ha riconosciuto il diritto del Cantone di Neuchâtel di legiferare in materia. In quel momento il salario minimo veniva considerato non più una politica economica, bensì sociale.

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