Lorenzo Cantoni, USI: "Clima internazionale e rapporto studenti-docenti rendono l’università attrattiva”

Laura Bordoli

21 Dicembre 2021 - 12:57

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Gli studenti delle università svizzere, eccellenze riconosciute a livello globale, hanno riscontrato difficoltà negli studi e 1 su 10 pensa di abbandonare. Ne abbiamo parlato con Lorenzo Cantoni, prorettore dell’USI.

Lorenzo Cantoni, USI: "Clima internazionale e rapporto studenti-docenti rendono l'università attrattiva”

Le università svizzere, in grado di attrarre studenti di ogni nazionalità, rappresentano un’eccellenza del settore educativo globale piazzandosi tra le prime posizioni dei ranking universitari più importanti.

Tuttavia, secondo una recente ricerca pubblicata dall’Ufficio federale di statistica (UFST), sono proprio gli universitari svizzeri a essere in difficoltà e 1 su 10 pensa di abbandonare gli studi.
L’aspetto che fa più riflettere sono le ragioni del disagio espresse dagli universitari. Un terzo degli studenti svizzeri (33%) afferma di riscontrare problemi con il contenuto del corso di studi. Un quarto (24%) sostiene di non essere motivato ad affrontare l’impegno universitario. Seguono poi difficoltà legate ad aspetti finanziari o personali (17%).

Università della Svizzera Italiana

Tra le università svizzere, sul territorio ticinese spicca l’USIUniversità della Svizzera Italiana, che offre una piattaforma di opportunità aperta sul mondo, piazzandosi al 14.mo posto tra le università di piccole dimensioni a livello globale.

Lorenzo Cantoni, oltre a essere professore ordinario, è prorettore per la formazione e la vita universitaria dell’USI, direttore del Master in Digital Fashion Communication, del Master in International Tourism e dell’Istituto di Tecnologie Digitali per la Comunicazione.
Con lui abbiamo indagato quanto emerso dalla ricerca con un focus sulle misure introdotte dall’università in supporto agli studenti, oltre a trarre un bilancio dell’anno accademico ormai concluso e ancora segnato dalla pandemia.

Secondo l’Ufficio federale di statistica il 57% degli studenti universitari svizzeri ha difficoltà a portare avanti gli studi e addirittura uno su dieci pensa seriamente di abbandonarli. Anche all’Università della Svizzera Italiana (USI) avete riscontrato queste problematiche?
“La ricerca dell’Ufficio federale di statistica si basa su di un campione rappresentativo di tutti gli studenti universitari in Svizzera (vi hanno partecipato 473 studenti dell’USI), penso quindi che i risultati si possano applicare anche alla nostra università. Naturalmente, come spiega lo studio, i tipi di difficoltà sono diversi a seconda dell’età degli studenti, delle discipline che studiano, della situazione famigliare ed economica, e così via”.
Le motivazioni principali che spingono gli studenti ad abbandonare l’università sono la difficoltà di relazione con il contenuto degli studi, la mancanza di motivazione e talvolta anche ragioni di tipo economico. Quali sono le misure introdotte dall’USI per tentare di dare una risposta a problematiche come queste?
“Ne indicherei due.
La prima è un rapporto ottimale fra studenti e docenti, che permette un incontro e un dialogo costanti. In una recente inchiesta del portale StudyPortals, a cui hanno risposto 108mila studenti da tutto il mondo, l’USI è risultata la prima università in questo ambito.
La seconda sono le numerose borse di studio che vengono offerte agli studenti da molte fondazioni”.

Oggi l’USI si posiziona con un’offerta che attrae molti studenti provenienti da altri Paesi. Quali sono le leve che rendono convincente la proposta del vostro Ateneo?
“Direi soprattutto i programmi aggiornati e innovativi, docenti molto riconosciuti a livello internazionale, e un contesto di studio “personalizzato”. L’avere un contesto così internazionale costituisce di per sé un motivo di attrazione: studiare all’USI significa incontrare studenti e docenti da cento paesi al mondo, imparare a collaborare in team internazionali e crearsi un network che aiuterà lungo tutto l’arco della carriera professionale”.
Che bilancio traccia del semestre che sta per concludersi?
“Siamo stati molto contenti di poter tornare sul campus. Abbiamo visto molto entusiasmo da parte degli studenti, che potevano tornare a incontrarsi di persona. Naturalmente in queste ultime settimane vi è anche stanchezza per lo studio e un po’ di preoccupazione su come evolverà la pandemia”.
In che modo l’università ha gestito e sta gestendo l’emergenza data dalla pandemia?
“Grazie a un impegno veramente incredibile da parte di tutti e alla competenza del nostro eLearning Lab, siamo riusciti a spostare la formazione online senza perdere neanche un’ora di lezione. Abbiamo costantemente monitorato la percezione degli studenti: oltre l’80% ha considerato la gestione della situazione buona o molto buona.
Naturalmente viviamo tutti nell’incertezza, e nessuno può dire di avere la ricetta giusta per il futuro. Abbiamo però definito quattro principi a cui ci ispiriamo sempre nelle decisioni: (i) tutelare la sicurezza della comunità accademica; (ii) ricercare soluzioni che diano continuità all’istituzione, contribuendo alla tenuta del tessuto sociale; (iii) assicurare l’offerta accademica anche in un contesto così difficile e volatile; (iv) aderire alle decisioni delle competenti autorità pubbliche”.

Recentemente sono stati presentati i risultati del collocamento professionale dei diplomati Usi. Il 94% di loro trova lavoro nei tre mesi successivi alla laurea. Da cosa dipende questo successo?
“Direi che deriva da due dimensioni principali: un costante aggiornamento dei programmi e uno stretto rapporto con il mondo delle aziende. Soprattutto a livello di Master (lauree specialistiche) questa relazione è la norma, che si declina attraverso stage curriculari, testimonianze di professionisti e visite alle aziende”.
Una panoramica sul 2022: progetti, idee, programmi.
“È difficile in poche parole. La cosa migliore è andare sul sito e vedere la ricchezza dei programmi offerti: le iscrizioni sono state aperte proprio in questi giorni”.

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