Dai rifiuti all’energia, rinnovabile e pulita. Matteo Denicolò: "Così Lifebreath vuole salvare il pianeta"

Sara Bracchetti

03/10/2023

03/11/2023 - 14:43

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Brevettato in Svizzera il prototipo della start-up che sublima i materiali di scarto per trasformarli in energia elettrica a emissioni zero: un’idea da diffondere fra le aziende che vogliono diventare virtuose e autonome.

Dai rifiuti all'energia, rinnovabile e pulita. Matteo Denicolò: "Così Lifebreath vuole salvare il pianeta"

C’è una frase, bella nella sua semplicità quasi scontata, che più di tante spiegazioni racchiude il significato di tutto. «Possiamo non considerarci responsabili delle condizioni del nostro pianeta, ma se non agiamo, lo diventeremo. Noi vorremmo fare la nostra parte». È scritta su lifebreath e, in un certo senso, ci si potrebbe già fermare qui.

Waste-to-energy, dallo spreco al valore

Prevale invece la curiosità; capire come si declini, fra i molteplici modi possibili, l’impegno di un’azienda che si definisce «Machinery for waste-to-energy». Dai rifiuti all’energia; dallo spreco al valore. In fondo non è molto più di questo, eppure è così tanto. Perché il progetto è ambizioso, nel suo tentativo di fondere e dare soluzione a un paio di problemi: «Lo smaltimento di rifiuti e CO2 e la produzione di energia da fonti alternative con zero emissioni nocive», spiega Matteo Denicolò, sintetizzando l’obiettivo duplice di una start-up che «parte da una necessità sociale: avere un ambiente meno inquinato».

Da venture builder ad angel investor

Non un’idea originariamente sua, ma del socio Massimo Gazzetta, incrociato un po’ per caso un po’ per destino tre anni fa, nell corso della sua professione di "venture builder". «Il mio lavoro, fino a quel momento, era stato quello di aiutare le start-up a definire una strategia di successo fine a raccogliere capitali per lo sviluppo dell idea, a creare partnership strategiche e avere una governance chiara e definita. Con Lifebreath è scattato qualcosa di diverso. Si è creato un feeling , sono diventato Angel investor: ho deciso di partecipare alla crescita progetto, contribuendo non solo con tempo e hard skills ma anche con asset propri».

La sublimazione delle biomasse

Brevetto proprietario, che protegge la tecnologia, che in breve permette di trasformare, «qualsiasi scarto organico e plastico in energia pulita». Ma qui, di breve, non c’è proprio nulla, a cominciare dal percorso che ha portato alla costruzione di un prototipo che ora attende di diventare un progetto pilota. «Life Breath ha realizzato un impianto modulare ed autonomo che genera energia elettrica e termica. Gli scarti vengono sublimati in assenza di combustione. Il materiale viene pezzato, messo in una camera di reazione e trasformato dallo stato solido a quello gassoso, senza passare da quello liquido. A quel punto, il gas di sintesi viene pulito e successivamente alimenta un motore endotermico collegato ad un alternatore» grazie ad altri processi interni viene sfruttato il carbonio in toto senza che alcuna particella nociva venga immessa in atmosfera.

CH4 + 2H2O, cioè non si butta via nulla

Che fine fanno i gas esausti prodotti dal motore? «Li trattiamo. Il risultato è CH4+2H2O, metano ed acqua, che a loro volta vengono utilizzati all’interno dell’impianto». Et voilà, l’emissione è zero, ma non per magia.
La domanda sorge spontanea. Se non c’è niente di inventato; se è davvero così facile, risolvere due problemi in uno, perché soltanto adesso? Perché nessuno prima d’ora? «La difficoltà sta nel riprodurre in maniera artificiale un processo che in natura avviene da solo», osserva Denicolò. Sviluppato in ambiente di laboratorio, Lifebreath ha intenzione di industrializzarsi, collaborando con realtà che possano mettere a disposizione il loro know-how in mercati diversi per leggi, per cultura e obiettivi: « Il nostro obiettivo è diffondere una tecnologia che possa essere tradotta in interventi di termovalorizzazione ed energia pulita nelle differenti realtà». Solo in Europa il 13% della CO2 viene prodotto dalle discariche. In Svizzera vengono prodotti 700kg di scarti pro capite, il 5% della CO2 prodotta (6.000.000 di tonnellate) deriva dai rifiuti, ad oggi smaltire una tonnellata di CO2 costa 340 CHF. La soluzione proposta da Life Breath ci aiuterebbe a raggiungere gli obiettivi di zero emissioni nel 2050 e avrebbe risvolti importanti sia per l’ambiente che per il risparmio generato dallo smaltimento e dalla produzione di energia.

Con i piedi per terra, pensando al mare

L’ideale di un’industria autosufficiente, che raggiunge l’indipendenza energetica senza essere deleteria all’ambiente e alle persone; e, magari, mette in rete l’eccesso che non le serve. «Mezza tonnellata di rifiuti all’ora equivalgono a un 40% di efficienza energetica dell’ impianto: 125 Kw/h elettrici e 240 kw/h termici». Sembra futurismo, invece sta per diventare attualità: nel 2024 è prevista l’entrata nel mercato di un’idea che punta a coinvolgere «aziende di engineering WTE, aziende municipalizzate, porti, aeroporti, ospedali». Per arrivare un giorno al mare. Qui la faccenda si fa grossa e ancora più bella. «Una nave che raccoglie le isole di plastica e si autoalimenta ripulendo il l’oceano». Un altro problema aggredito e risolto; un sogno che, con pazienza, potrebbe parimenti diventare reale.

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