Indici PMI ancora sopra la soglia di crescita. L’economia svizzera non perde il suo slancio

Chiara De Carli

03/10/2022

03/10/2022 - 13:55

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L’indice, emesso dai responsabili degli acquisti delle industrie, a settembre è rimasto sopra la soglia di crescita.

Indici PMI ancora sopra la soglia di crescita. L'economia svizzera non perde il suo slancio

L’indice dei responsabili degli acquisti (PMI) di procure.ch ha arrestato per il momento la sua tendenza al ribasso. La produzione è aumentata, gli ordini sono ancora tanti e il personale continua a essere assunto. L’aumento dei prezzi dell’energia, d’altra parte, rappresenta una sfida importante. Quasi un’industria su tre, tra quelle intervistate, teme perdite di produzione nei prossimi sei mesi a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia.
L’indice PMI manifatturiero rimane ben al di sopra della soglia di crescita di 50 punti, registrando 57,1 punti, in crescita rispetto ad agosto, quando venivano contati 56,4 punti. A differenza delle sue controparti in Eurozona, la Svizzera dunque sta mostrando un’assenza di contrazione. Sul fronte del PMI servizi, invece, è stato registrato un calo a 53,9 punti, a fronte dei 56,9 punti di agosto.

Si fanno scorte

Nel frattempo, la forte incertezza sulla situazione futura degli approvvigionamenti o il rischio di una possibile carenza a causa della scarsità di energia si riflette in un diffuso rifornimento di scorte: sia la sottocomponente che misura la variazione delle scorte di acquisto sia quello che misura la variazione delle scorte di vendita sono a livelli praticamente mai raggiunti finora in un’indagine PMI. Inoltre, i prezzi d’acquisto sono tornati a crescere in modo più diffuso, dopo che nei mesi precedenti l’andamento dei prezzi aveva iniziato a rallentare. Quasi il 60% ha segnalato un aumento dei prezzi di acquisto a settembre.

Rincaro dei prodotti energetici

Il 36% delle persone colpite prevede perdite così gravi da rendere imminente il ricorso al lavoro ridotto. Ciò significa che la situazione è peggiorata rispetto al marzo di quest’anno, quando abbiamo posto la stessa domanda subito dopo lo scoppio della guerra. Le aziende reagiscono alle incertezze facendo scorte. Nel frattempo, il settore dei servizi, più orientato ai consumi interni, ha perso slancio a settembre.

Pressione sui prezzi leggermente diminuita

Circa la metà delle aziende intervistate, ma un po’ meno rispetto al mese precedente, dichiara un aumento dei prezzi di acquisto (allora era circa il 60%). Circa un terzo continua a trasferire ai propri clienti almeno una parte degli aumenti dei prezzi di acquisto. Un altro aspetto positivo è che la situazione occupazionale rimane stabile. In effetti, le aziende che assumono sono più numerose di quelle che perdono posti di lavoro. Il vasto La maggioranza (80%) mantiene costante l’organico. Grazie a il livello generalmente elevato di sicurezza del posto di lavoro, si può ipotizzare che la la ripresa del settore dei servizi continuerà nei prossimi mesi.

Sviluppo più debole ma positivo del settore dei servizi

Scende, invece, il PMI dei servizi che rimane comunque sopra la soglia dei 50 punti. Tutte le sottocomponenti continuano a trovarsi nella zona di crescita, solo il portafoglio ordini la supera di poco (51 punti) dopo un calo di 6,1 punti. La sottocomponente "nuovi ordini", che è ancora più lungimirante, è solo marginalmente superiore, il che indica, per il momento, un andamento piuttosto contenuto.

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