Google Translate chiude in Cina per i pochi utenti

Matteo Casari

4 Ottobre 2022 - 08:48

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Il celebre servizio di traduzione non sarà più presente in Cina. La ragione sono gli utenti troppo limitati rimasti a utilizzare il servizio nel Paese, anche se le tensioni tra USA e Cina hanno di certo influito nella decisione.

Google Translate chiude in Cina per i pochi utenti

Alphabet, la multinazionale a cui fa capo Google, ha dichiarato di aver chiuso il servizio Google Translate nella Cina continentale, citando tra le motivazioni il basso utilizzo. La decisione segna l’addio di uno degli ultimi prodotti del colosso americano rimasti operativi nella seconda economia mondiale.

Un servizio poco utilizzato

Come riportato da CNBC, il sito web dedicato alla Cina continentale di Google Traduttore reindirizza ora gli utenti alla versione di Hong Kong del servizio. Tuttavia, questa non è accessibile dal territorio cinese. «Stiamo interrompendo Google Translate nella Cina continentale a causa dello scarso utilizzo», ha dichiarato la compagnia californiana in un comunicato.
Google ha avuto un rapporto difficile con il mercato cinese. A testimonianza di ciò, il gigante tecnologico statunitense ha ritirato il suo motore di ricerca dalla Cina nel 2010 a causa della rigida censura governativa online. Anche altri suoi servizi, come Google Maps e Gmail, sono di fatto bloccati dal governo cinese. Di conseguenza, i concorrenti locali come il motore di ricerca Baidu e il gigante dei social media e dei giochi Tencent sono arrivati a dominare il panorama internet cinese in settori come la ricerca e la traduzione.

Vittima del rapporto USA-Cina

Nonostante Google abbia una presenza molto limitata in Cina, alcuni dei suoi hardware, compresi gli smartphone, sono prodotti proprio lì. Il mese scorso, però, il New York Times ha riportato che Google ha spostato una parte della produzione dei suoi smartphone Pixel nel vicino Vietnam. L’azienda sta anche cercando di convincere gli sviluppatori cinesi a creare app per il suo sistema operativo Android, che saranno poi disponibili tramite il Google Play Store, anche se questo è tuttora bloccato in Cina.
Nel 2018, Google stava valutando la possibilità di rientrare in Cina con il suo motore di ricerca, ma alla fine ha abbandonato il progetto dopo le reazioni dei dipendenti e dei politici. Il caso di Google è solo uno delle tante aziende americane si sono trovate nel mezzo delle continue tensioni tra Stati Uniti e Cina in ambito tecnologico. Washington continua a temere il potenziale accesso della Cina a tecnologie sensibili, in settori come l’intelligenza artificiale o i semiconduttori. In agosto per esempio, il produttore di chip statunitense Nvidia ha rivelato che il governo americano limiterà le vendite di componenti specifici alla Cina.

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