Crypto art: l’arte digitale tra blockchain e non fungibile token

Claudia Mustillo

28 Aprile 2021 - 13:16

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L’arte digitale funziona attraverso la blockchain e i non fungibile token che ne attestano la proprietà e l’autenticità.

Agli inizi del ‘900 Walter Benjamin scriveva il saggio “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”, analizzando come lo sviluppo tecnologico avesse reso l’arte – anche grazie alla sua riproducibilità – un fenomeno di massa; chissà cosa direbbe oggi della crypto art, che invece rivoluziona il concetto di “possesso fisico” dell’opera.

Il mondo dell’arte sta vivendo una grossa crisi, iniziata prima della pandemia da Covid-19, e sicuramente alimentata da questa e dalle relative chiusure e restrizioni. Ma, come sappiamo, una crisi è anche –spesso– un’opportunità per innovare e rinnovare. Niente di più vero, la novità per il mondo dell’arte è proprio la crypto art.

Come funziona la crypto art?

L’arte digitale funziona attraverso la blockchain e i non fungibile token (NFT) che permettono di attestare la proprietà unica di un’opera digitale e allo stesso tempo di certificarne l’autenticità. Un token non fungibile è un particolare tipo di token crittografico che rappresenta un unicum, cioè qualcosa di unico; i gettoni non fungibili infatti non sono intercambiabili reciprocamente, per questo possono attestare la proprietà e certificare l’autenticità di un’opera digitale.

Breve storia della crypto art

Le origini della crypto art non sono troppo lontane nel tempo, il fenomeno nasce infatti intorno al 2010. Nel 2015 l’artista Sarah Meyonah ha lanciato BitchCoin, una criptovaluta per acquistare l’arte e investire nell’artista. Tra i pionieri dell’arte digitale, c’è l’irlandese Kevin Abosch che nel gennaio 2018 ha creato 10.000.000 di opere d’arte virtuali costituite da token crittografici sulla Blockchain di Ethereum . Negli ultimi anni si stima che abbia venduto opere per circa 95 milioni di dollari. Più di recente Christie’s, casa d’aste londinese, ha battuto un’opera digitale dell’artista Beeple - artista digitale e grafico americano - per la cifra di 69 milioni di dollari. Anche il fondatore di Twitter, aveva messo all’asta con lo stesso sistema – NFT– il suo primo tweet, venduto poi a 2,5 milioni di dollari; mentre una GIF del celebre artista digitale Chris Torres, raffigurante un gattino con il corpo a forma di biscotto, è stata venduta per 545.000 dollari. Anche Gucci vuole entrare nel mondo della crypto art e ha realizzato un paio di snakers in realtà virtuale.

Un fenomeno contemporaneo quello della crypto art, che si lega al boom della moneta digitale e che secondo gli esperti potrebbe essere l’ennesima bolla speculativa: a marzo le vendite di NFT hanno superato i 120 milioni di dollari. Insomma la crypto art sembrerebbe la nuova moda del momento, per cui molti cadono nell’ansia di perdere l’occasione – fear of missing out – dinamica che ultimamente ha influenzato spesso i bisogni e gli acquisti dell’opinione pubblica.

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