Part-time in Svizzera: arriva VivaFlex, la polizza di Helvetia Baloise per chi lavora a orario ridotto (e rischia una pensione più bassa)

Claudio Galli

22 Settembre 2026 - 10:14

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Il nuovo prodotto per il pilastro 3a/3b è pensato per gli 1,9 milioni di lavoratori part-time del Paese. In Ticino il fenomeno riguarda soprattutto le donne: il 57,7% lavora a tempo parziale, contro il 18,7% degli uomini — e la riforma che doveva tutelarli di più è stata bocciata alle urne nel 2024

Part-time in Svizzera: arriva VivaFlex, la polizza di Helvetia Baloise per chi lavora a orario ridotto (e rischia una pensione più bassa)

Helvetia Baloise ha lanciato martedì sul mercato svizzero VivaFlex, una nuova assicurazione vita flessibile per la previdenza privata pensata in particolare per chi lavora a tempo parziale. È uno dei primi prodotti commercializzati dal gruppo dopo la fusione fra Helvetia e Baloise, e arriva in un momento in cui il tema delle lacune previdenziali di chi lavora a orario ridotto resta al centro del dibattito tra assicuratori, casse pensioni e politica.

Il prodotto è disponibile sia nel pilastro vincolato 3a sia nella previdenza libera 3b, e può essere adattato durante la durata del contratto se cambiano il reddito, lo stato civile o i progetti professionali dell’assicurato. Secondo il comunicato ripreso da cash.ch, VivaFlex nasce «come risposta alla crescente necessità di soluzioni previdenziali per il lavoro part-time, l’indipendenza, le fasi familiari e i cambi di carriera».

Perché il part-time apre un buco nella pensione

Il target dichiarato del prodotto non è casuale: nel secondo trimestre del 2024 in Svizzera lavoravano a tempo parziale circa 1,9 milioni di persone, il 38,7% degli occupati totali — una quota che colloca il Paese al secondo posto in Europa dopo i Paesi Bassi, secondo l’Ufficio federale di statistica (UST). Il fenomeno riguarda soprattutto le donne: oltre il 58% lavora a orario ridotto, contro il 21% degli uomini.

Il problema è strutturale. La LPP obbligatoria (il secondo pilastro) scatta solo sopra un reddito annuo di 22’680 CHF, e la deduzione di coordinamento — attualmente fissata a 26’460 CHF — riduce ulteriormente il salario assicurato quando il grado di occupazione è basso: chi lavora al 40% o al 50% rischia così di restare sotto la soglia d’entrata o di vedersi accreditare somme minime. Una riforma della LPP avrebbe trasformato proprio questa deduzione da importo fisso a percentuale del salario, migliorando la copertura di chi lavora part-time e a basso reddito — ma il popolo svizzero l’ha bocciata alle urne il 22 settembre 2024, lasciando il problema irrisolto sul piano legislativo. L’effetto si misura a fine carriera: secondo l’Ufficio federale di statistica, nel 2021 la rendita media delle donne era del 32,8% più bassa di quella degli uomini, un divario (il cosiddetto gender pension gap) superiore alla media europea del 27,6% e dovuto quasi interamente al secondo e terzo pilastro, non all’AVS.

In Ticino il fenomeno è ancora più marcato

Nel Cantone, dove il terziario pesa ormai per quasi l’80% dell’occupazione, il part-time è più diffuso che nel resto della Svizzera. Ma è sul fronte del genere che il divario è più netto: il 57,7% delle donne ticinesi lavora part-time, contro il 18,7% degli uomini — un divario superiore anche alla già alta media nazionale, con settori come sanità, commercio e ristorazione a trainare la domanda di orari ridotti.

Cosa fare, con o senza VivaFlex

Chi lavora a tempo parziale non deve necessariamente sottoscrivere una polizza assicurativa per tutelarsi. Prima di tutto vale la pena controllare ogni anno il certificato LPP inviato dalla propria cassa pensioni, che indica il capitale accumulato e il salario coordinato, e verificare se ci sono lacune contributive da colmare con un riscatto volontario. Anche il pilastro 3a in versione bancaria resta un’opzione più economica rispetto a una soluzione assicurativa come VivaFlex, che aggiunge una componente di protezione (rischio decesso, invalidità) ma comporta tipicamente costi di gestione superiori: la scelta tra le due strade — già approfondita nella nostra guida al pilastro 3a — dipende dal bisogno di copertura assicurativa oltre che di risparmio puro. Per chi ha dubbi sulla propria situazione previdenziale, l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) mette a disposizione una scheda aggiornata sulla previdenza professionale, con le soglie e gli importi in vigore per il 2026.

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