Le proposte depositate in Gran Consiglio vogliono trasformare le raccomandazioni sul caldo in veri obblighi di legge per lavoro, scuole e strutture sanitarie. Oggi in Ticino solo l’edilizia ferma davvero i cantieri: ecco cosa dice la norma attuale e cosa cambierebbe per lavoratori e datori di lavoro.
Con il Cantone di nuovo sotto allerta canicola di grado 3 e temperature fino a 34-35 gradi, il caldo estremo torna al centro del dibattito politico ticinese. Tre iniziative parlamentari depositate il 15 luglio 2026 dai deputati Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi (MPS) puntano a rendere vincolanti misure che finora sono soltanto raccomandazioni, intervenendo sulla Legge cantonale sulla promozione della salute e il coordinamento sanitario (LSan).
Il ragionamento di fondo è che la canicola non sia più un’emergenza occasionale ma un fenomeno strutturale: gli allarmi di grado 3 e 4 si moltiplicano nei mesi di luglio e agosto e si estendono a giugno, mentre le notti tropicali aumentano soprattutto a partire dai primi anni Duemila. Il Ticino, ricordano i promotori, è tra le regioni più colpite della Svizzera, con effetti misurabili sulla salute pubblica e sulle condizioni di lavoro.
Cosa prevedono le tre iniziative
Le proposte si articolano su tre fronti:
- Lavoro: modifica dell’articolo 38b e introduzione degli articoli 38b bis e 38b tris. In caso di allerta di grado 3 scatterebbe il divieto di svolgere attività all’aperto o in ambienti non climatizzati a partire dalle 12.00; con allerta di grado 4 le attività andrebbero interrotte del tutto. Il punto che tocca più da vicino il portafoglio: le ore di lavoro perse resterebbero a carico del datore di lavoro. È previsto anche un gruppo d’intervento contro la canicola, con compiti di controllo e consulenza, composto da rappresentanti delle autorità e delle organizzazioni dei lavoratori.
- Scuola: modifica dell’articolo 44 per rafforzare la medicina scolastica. Il medico scolastico dovrebbe vigilare esplicitamente anche sulla protezione dal caldo, estendendo il controllo non solo agli allievi ma anche al personale e alle strutture, comprese mense e spazi ricreativi.
- Sanità: modifica dell’articolo 81, che introdurrebbe tra i requisiti per l’autorizzazione d’esercizio delle strutture sanitarie la presenza di sistemi di climatizzazione adeguati a tutelare pazienti e operatori.
Cosa dice la legge oggi
Allo stato attuale, la tutela dei lavoratori dal caldo si regge quasi interamente su raccomandazioni. La base è l’articolo 6 della Legge federale sul lavoro, che impone al datore un obbligo generale di proteggere la salute dei dipendenti, precisato dall’Ordinanza 3 (OLL 3). La Segreteria di Stato dell’economia (SECO) consiglia per il lavoro d’ufficio temperature comprese tra 23 e 26 gradi, ma questi valori non sono vincolanti. L’unica soglia realmente obbligatoria riguarda le donne in gravidanza o in allattamento, che possono astenersi dal lavoro se la temperatura ambiente supera i 28 gradi.
L’eccezione ticinese esiste già, ma vale per un solo settore: nell’edilizia il contratto collettivo prevede la chiusura dei cantieri in caso di allerta di grado 4, una misura che ha fatto del Ticino il primo Cantone ad applicarla. Fuori dall’edilizia, invece, ogni impresa decide da sé come organizzarsi. Le indicazioni operative per il Cantone restano quelle della pagina cantonale «Periodi di caldo elevato» dell’Ufficio dell’ispettorato del lavoro.
Cosa cambierebbe per lavoratori e imprese
Il salto proposto è netto: passare da un sistema di consigli a un sistema di obblighi. Per i lavoratori significherebbe uno stop garantito nelle ore più calde su tutte le attività all’aperto o non climatizzate, non solo nei cantieri; per le imprese significherebbe farsi carico delle ore non lavorate e sottostare ai controlli del nuovo gruppo d’intervento cantonale.
Attenzione però ai tempi: si tratta per ora di iniziative parlamentari, che dovranno essere esaminate in commissione e poi votate dal Gran Consiglio. Non sono quindi ancora norme in vigore. Nel frattempo, chi lavora al caldo può già oggi appellarsi all’articolo 6 della Legge sul lavoro e rivolgersi all’Ispettorato del lavoro se il datore non adotta misure di protezione, mentre per organizzare le giornate resta utile seguire le indicazioni sull’allerta canicola di MeteoSvizzera.
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