I 3 punti deboli che spaventano gli investitori del Bitcoin

Claudia Mustillo

18 Giugno 2021 - 12:42

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Il Bitcoin scambia ancora una volta sotto la soglia psicologica dei 40.000 dollari. A spaventare gli investitori, i tre punti deboli della moneta digitale. Quali sono?

Se il presente del Bitcoin sembra essere abbastanza chiaro - nella giornata la moneta digitale torna a scambiare ancora una volta sotto la soglia psicologica dei 40.000 dollari - nonostante gli alti e i bassi, le incertezze sul futuro continuano a farsi sentire. A pesare sempre più sulla moneta digitale sono i punti deboli individuati dagli investitori.

1. L’impatto ambientale del mining

Un dibattito, quello sull’impatto ambientale del Bitcoin, certamente non recente e già affrontato diverse volte.

Per cercare di dare una dimensione a questo fenomeno e problema analizziamo le stime dell’Università di Cambridge. Secondo questa infatti il Bitcoin hanno un consumo di energia di circa 110 terawattora all’anno. In poche parole, i bitcoin consumano poco meno del 60% dell’energia che è necessaria al funzionamento dei data center del pianeta, arrivando a un totale dello 0,55% della produzione globale di energia; cifra equivalente più o meno al consumo energetico annuale di paesi come la Malesia o la Svezia. Secondo la stampa e parte dell’opinione pubblica il consumo energetico del bitcoin è a dir poco eccessivo.

Questo accade perché i bitcoin sono gestiti da una blockchain, letteralmente catena di blocchi, che sfrutta le caratteristiche di una rete informatica di nodi e permette di gestire e aggiornare un registro contente dati e informazioni. Il registro delle informazioni è quindi strutturato come una catena di blocchi e il consenso è distribuito su tutti i nodi della rete, tutti possono validare le transazioni da includere nel registro.

2. Anonimato? Sì, ma non troppo

Tra i punti deboli individuati dagli investitori c’è anche l’anonimato, che le Banche Centrali hanno sempre interpretato come una protezione nei confronti degli illeciti, come ad esempio il riciclaggio del denaro.

Però il caso Colonial Pipeline ha dimostrato il contrario: gli hacker che avevano bloccato il famoso e importante oleodotto statunitense, infatti, hanno chiesto un riscatto di 4,4 milioni di BTC. L’Fbi è riuscita a recuperare gran parte della somma grazie allo storico delle transazioni. Questo ha dimostrato che la blockchain di Bitcoin non è poi così sicura in materia di privacy per coloro che effettuano le transazioni.

3. Applicabilità limitata

Chiaramente l’applicabilità limitata del Bitcoin pesa molto per gli investitori. Se la criptovaluta potesse operare come una valuta fiat, cioè permettendo l’acquisto quotidiano di beni e servizi chiaramente avrebbe un altro valore nonché un altro grande incentivo all’investimento.

Al momento però l’applicabilità effettiva del Bitcoin è limitata e anche la volatilità del mercato, come visto negli ultimi mesi, non aiuta di certo gli investitori.

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