Vaiolo delle scimmie primo morto in Italia e in Svizzera cresce la preoccupazione

Matteo Casari

23/08/2022

23/08/2022 - 14:56

condividi
Facebook
twitter whatsapp

Il vaiolo delle scimmie spaventa e divide. Oggi è arrivata la notizia del primo decesso italiano, mentre in Svizzera si superano i 400 casi e l’attendismo della Confederazione sulla questione vaccino genera non poche critiche.

Vaiolo delle scimmie primo morto in Italia e in Svizzera cresce la preoccupazione

Appena affrontata la pandemia più dura dell’ultimo secolo, si intravede un’altra possibile malattia pronta a mettere in crisi la popolazione. Si tratta del vaiolo delle scimmie, un virus dello stesso genere della letale malattia del XX secolo, che si sta diffondendo recentemente nei Paesi occidentali.

L’epidemia di vaiolo delle scimmie

Il vaiolo delle scimmie, o monkeypox virus, è una malattia infettiva virale che fino a poco fa si limitava ad alcune remote regioni tropicali dell’Africa centrale e occidentale, ma dopo il primo caso identificato lo scorso maggio nel Regno Unito, il virus ha cominciato a prendere piede nei Paesi occidentali, con un ritmo di contagio piuttosto preoccupante.
I casi mondiali hanno superato i 35mila totali la settimana scorsa, con i contagi che aumentano di circa il 20% ogni settimana. Fattori che hanno portato il direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Tedros Ghebreyesus a considerare il vaiolo delle scimmie “un’emergenza sanitaria globale”.

Primo morto italiano

Nella giornata di oggi è arrivata la spiacevole notizia del primo morto italiano a causa della malattia. Si tratta di uomo 50enne che stava trascorrendo le vacanze a Cuba. Atterrato sull’isola il 15 agosto, è stato ricoverato tre giorni in un ospedale locale, in seguito a sintomi generali di malessere, ma non c’è stato nulla da fare per evitarne il decesso, avvenuto la sera del 21 agosto.
In Italia sono stati raggiunti i 714 casi, cresciuti di 52 individui in una settimana, dei quali ben 194 sono collegati a viaggi all’estero. La malattia per ora sembra avere un target ben preciso, dato che la grande maggior parte degli infetti sono uomini, e una percentuale rilevante di questi sono omosessuali o bisessuali.

Svizzera divisa dal vaccino

La situazione in Svizzera riguardo il monkeypox oscilla tra allarmismo e critiche. Sul territorio elvetico, a inizio settimana sono stati superati i 400 casi, fortunatamente senza nessun decesso per ora. Per il momento l’Ufficio federale della sanità pubblica (USFP) ritiene che il rischio della malattia nei confronti della popolazione rimane moderato, anche se potrebbe aumentare nelle prossime settimane.
Il virus non ha ancora colpito in modo omogeneo la popolazione, per ora l’incidenza risulta variabile a seconda delle regioni: il cantone più colpito è quello di Basilea Città (12,7 casi per 100mila abitanti), seguito da Ginevra (12,6), Zurigo (10,3) e Vaud (6,9).
Una delle maggiori perplessità che si sta diffondendo tra gli svizzeri è la posizione del governo nei confronti della questione vaccino. Mentre altri Paesi si sono già mobilitati nella campagna vaccinale, come la Francia che ha aperto già 180 centri, o la Germania che ha ordinato 250mila dosi, in Svizzera si è ancora in attesa dell’omologazione del vaccino. Per questa ragione, i cantoni Vaud e Ginevra starebbero pensando di mobilitarsi autonomamente rivolgendosi ai fabbricanti per tutelare la popolazione. Il Ticino invece nutre fiducia nelle decisioni di Berna, anche se attualmente risulta molto difficile prevedere quando potrà essere avviata la campagna vaccinale nel nostro paese.

Iscriviti alla newsletter