Settimana lavorativa corta: a Zurigo ci prova anche una catena di parrucchieri

Chiara De Carli

15/05/2023

15/05/2023 - 17:51

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Dipendenti soddisfatti, ma Unia critica: «Rischio d’impresa sulle spalle dei lavoratori».

Settimana lavorativa corta: a Zurigo ci prova anche una catena di parrucchieri

La settimana lavorativa di quattro giorni fa gola a molti dipendenti. Lavorare meno ore con lo stesso salario viene tuttavia vista come una possibilità lontana dalla realtà svizzera, conosciuta da sempre per il suo alto tasso di produttività. Sembra poi ancor meno possibile nel settore dei servizi, in cui è necessario garantire una certa operatività lungo la settimana.
A Zurigo, Graziano Cappilli, titolare di una catena di parrucchieri, da oltre 12 mesi ha ridotto il monte ore settimanale dei suoi dipendenti a 34, mantenendo lo stipendio invariato.

Settimana lavorativa corta: funziona per i parrucchieri?

Cappilli ha deciso di rispondere a quegli imprenditori e rappresentanti dell’economia che sostengono che sia un modello impossibile da applicare.
«Per oltre un anno e mezzo - ha raccontato al quotidiano zurighese Tages Anzaiger (TA) - abbiamo avuto una settimana di quattro giorni e senza alcuna perdite di vendite».
Facendo un paio di calcoli, in una attività del genere mantenere gli stessi incassi con un monte ore ridotto del 20% pare molto difficile. «Un parrucchiere non può aumentare il numero di tagli di capelli che esegue ogni ora», confessa Cappilli. «Riducendo la settimana lavorativa a quattro giorni, vorrebbe dire lavorare circa due ore in più al giorno, per far fronte allo stesso volume di lavoro. Mantenendo i salari costanti, ma con meno lavoro, i prezzi dunque dovrebbero aumentare» della stessa percentuale per far fronte alle perdite.

Nessun aumento ai prezzi

Il 48enne racconta al quotidiano zurighese di non aver apportato nessuna modifica al listino prezzi. Dunque la scelta di ridurre la settimana lavorativa non è ricaduta sui clienti. Ma come ci è riuscito? I dipendenti lavorano complessivamente 34,4 ore a settimana, contro le 43. Significa «quattro giorni per 8,6 ore ciascuno». Per farlo spiega che è necessario che «il dipendente possa soddisfare le aspettative minime previste dal contratto collettivo di lavoro in termini di vendite». Dunque, deve poter contare su un numero di clienti che possa generare delle entrate due volte e mezzo il salario minimo che corrisponde a 4 mila franchi. Se superano questo obiettivo, il datore di lavoro condivide parte del fatturato: «Come ricompensa, ha un giorno libero in più alla settimana».

Graziano Cappilli, 48 anni, gestisce insieme alla moglie Carmen undici negozi nell’area metropolitana di Zurigo e nella valle del Reno sangallese, sotto il marchio Amici Hair Design.
Attualmente, cinque parrucchieri in quattro filiali hanno scelto di aderire all’offerta. La maggior parte delle dipendenti, invece, ne fa a meno, soprattutto le mamme che lavorano part-time.

Cappilli: ecco perché funziona la settimana lavorativa corta

Per Cappilli non c’è dubbio. La settimana lavorativa di quattro giorni funziona. Ma alla base cambia l’approccio. «Non calcoliamo il tempo di presenza» del lavoro, bensì «il tempo effettivio di generazione dei ricavi». Evitando i tempi di inattività - solitamente per i parrucchieri al 20-30% - «si può raggiungere il proprio obiettivo di fatturato in quattro giorni». Occorre poi una pianificazione efficiente e un ottimo lavoro di squadra.
I dipendenti intervistati dalla Tages Anzeiger raccontano dei vantaggi: più tempo da dedicare alla famiglia, più motivazione e più energia. Nessuno vorrebbe tornare al vecchio modello lavorativo.

Settimana lavorativa corta, non risolve problema carenza personale

Tirando le somme, Cappilli si ritiene soddisfatto di questo cambiamento. Al netto comporta un aumento del costo del personale che però quantifica a poco meno del 2%. Rappresenta inoltre una chiave per attirare nuovamente i giovani verso questo lavoro, scoraggiati da cattivi salari e lunghi orari da trascorrere fuori casa.

Criticato duramente dal sindacato Unia

Il modello di Cappilli non ha però trovato appoggio sul fronte del sindacato. Interpezza dalla TA, Nicole Niedermüller portavoce di Unia Zurigo ha dichiarato che la «riduzione dell’orario di lavoro non deve chiaramente comportare la necessità di completare lo stesso carico di lavoro in meno tempo». Così come ha criticato duramente il fatto che l’azienda ponga sulle spalle dei lavorati le vendite: «Fa parte del rischio imprenditoriale del datore di lavoro, non deve essere trasferito ai dipendenti».

In Ticino, un’utopia

In Ticino, intanto, sembra non muoversi una foglia a riguardo. Con la maggior parte delle aziende che continua a puntare su manodopera frontaliera a buon mercato.

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