La rinascita di medici e infermieri dopo il Covid: ecco Colibrì, perché anche a loro serve aiuto

Sara Bracchetti

16/10/2022

18/10/2022 - 06:16

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L’Eoc ha attivato un progetto pilota per proseguire nel programma di sostegno agli operatori sanitari. Questa volta saranno loro a ricevere ascolto e sostegno, grazie a cicli di sedute con coach e counselor.

La rinascita di medici e infermieri dopo il Covid: ecco Colibrì, perché anche a loro serve aiuto

Li abbiamo ammirati in tempi di pandemia, quando sono stati addirittura definiti angeli ed eroi. Li abbiamo ringraziati sui giornali, celebrati a parole e con i fatti; li abbiamo perfino pianti, quando qualcuno se n’è andato silenzioso, portato via dalla stessa malattia che si prodigava a curare dimentico dei rischi propri. Perché quando si sceglie di fare della cura dell’altro una professione, il prossimo diventa più importante di se stesso e si convive semmai con la paura, invece di tirarsi indietro. Li abbiamo guardati da debita distanza, lodando il loro coraggio e lo spirito di sacrificio, al punto quasi da scordarci che no, uomini e donne restano. E a volte anche loro, medici e infermieri cui affidiamo le nostre esistenze in punto di difficoltà, di un qualche aiuto hanno bisogno.

La prima esperienza: Coaches4Heroes

C’è chi ha iniziato a rendersene conto proprio in quel periodo in cui più sembravano forti, mentre reprimevano le loro fragilità dietro le incombenze quotidiane e l’assistenza ai malati di Covid. Poi, nei momenti liberi, qualcuno andava in cerca di sollievo. In Ticino, l’Ente ospedaliero cantonale Eoc aveva aderito al progetto nazionale Coaches4Heroes proposto dall’International Coaching Federation Switzerland, ideato per dare supporto al personale sanitario messo alla prova dal Coronavirus, attraverso una serie di sessioni individuali di coaching finalizzate a preservare o migliorare il benessere di chi ne avesse fatto richiesta. Anche allora c’era lei, Isabella Puddu, professional certified coach e professional medical coach che oggi è tornata a dare analogo supporto all’interno di un progetto però più esteso, nel tempo, nelle intenzioni e nei contenuti, voluto questa volta dall’Eoc stesso. Che ha fatto tesoro dell’esperienza pregressa e ha deciso di implementare il servizio di sostegno al proprio personale con un programma pilota di counseling e coaching; inaugurato la scorsa primavera, continuerà fino a maggio 2025, ma si augura poi di proseguire in forma consolidata.

Così vita privata e professionale si intrecciano

«L’idea è giunta a seguito della buona esperienza avuta nel 2020: abbiamo deciso di studiare un progetto ad hoc che andasse oltre e fosse in grado di rispondere a bisogni non per forza legati al Covid e nemmeno a problematiche strettamente professionali», spiega Simona Minotti Cristiano, responsabile del servizio risorse umane dell’ospedale regionale di Bellinzona e Valli, precisando come «abbiamo la convinzione che le realtà private e professionali si intersechino e vogliamo pertanto agire sulla persona nella sua interezza».

L’idea di "Consulenza per Liberare le risorse"

La platea è quella dei 1600 fra collaboratori e collaboratrici dell’Ospedale regionale di Bellinzona e Valli, dell’Istituto oncologico della Svizzera italiana e dell’Istituto pediatrico della Svizzera italiana. Chiunque, su base volontaria, dovesse sentire di volersi confrontare con un esperto e lavorare sulla ricerca del proprio benessere, potrà partecipare a un programma dedicato dal nome suggestivo: Colibrì, che rimanda a un uccellino apparentemente fragile però molto versatile e perseverante, ma sta anche per "Couching&Counseling per Liberare le Risorse". Risorse racchiuse dentro l’io di ciascuno, bisognoso di supporto per portarle al di fuori di sé e ritrovare la propria forza e maniera di star bene. Quattro operatori, due coach e due counselor, accoglieranno in un ambiente protetto, fuori dagli orari di lavoro e se necessario anche online su Zoom, chi deciderà rivolgersi loro. Anzi, a onor del vero è d’obbligo usare il passato: hanno già accolto. I primi 24 utenti stanno concludendo la decina di sessioni avviate a maggio e, in questo momento, altri attendono di mettersi al lavoro su se stessi. «Ogni specialista ha in carico non più di sei persone e, una volta concluso un ciclo, viene garantito il ricambio a chi attende di subentrare - continua la Minotti - Le richieste sono molte e la lista di attesa si sta allungando».

colibrì
colibrì eoc

Progetto finanziato con le donazioni Covid

La pandemia dunque, che in un certo senso ha dato lo spunto, ora però non c’entra più. Ma resta comunque sullo sfondo, come dato sorprendentemente positivo, visto che a rendere possibile un servizio che aspira a consolidarsi nel tempo ed «è pronto a essere trasformato in qualcosa di stabile, dopo che ne avremo misurato utilizzo, soddisfazione e benefici», sono al momento le donazioni Covid ricevute nel passato. Con le quali sono state reclutate le counselor Stefania Balzaretti e Alessandra Moretto, le coach Lara Zlatoper e Isabella Puddu. L’una più o meno sconosciuta all’altra, prima di condividere l’intento nobile: mettersi a disposizione degli altri e accompagnarli nei momenti di cambiamento, in una nuova ricerca di se stessi e di equilibrio, verso la massimizzazione del proprio potenziale privato e professionale e il conseguimento dei propri obiettivi di crescita personale.

Oltre la pandemia, in cerca di se stessi

Quello che nel 2020 era "Coaches4Heroes" si è evoluto così nella consapevolezza di un bisogno umano, che supera i confini stretti della malattia e del dramma, e della necessità di darvi risposta. «Le persone possono portare in sessione di coaching qualsiasi tipo di situazione ed essere accolti senza giudizio - spiega Isabella Puddu - All’inizio del percorso si stabiliscono dei macroobiettivi, mentre in ogni sessione, sempre personalizzata a seconda della situazione del cliente, si stabilisce un tema su cui lavorare e un obiettivo di sessione. La struttura è molto semplice, pratica. Non si scava nel passato: si va in avanti. E non è semplicemente uno sfogarsi: è un raccontare la propria storia con la certezza di essere accolto, ascoltato, sostenuto e, magari, considerare una nuova prospettiva, cambiare uno schema mentale, guardare le cose dall’alto per cogliere ciò che, quando si è coinvolti più direttamente, può sfuggire».

Basta Zoom: c’è voglia di stare insieme

Pare che finora, almeno da lei, nessuno abbia ancora sottoposto i timori legati al Covid che ha mutato oggi la sua forma e l’importanza. Si è tramutato in pretesto: occasione per dedicarsi finalmente a se stessi, proprio nel momento in cui ci si annullava per gli altri e, al contempo, si veniva obbligati a stare lontano da loro, per ragioni sanitarie e di sicurezza personale. Su questo, ecco, il Covid ha lasciato il segno. Ha stravolto il mondo, ha fatto riscoprire il valore dello stare insieme: l’offerta online, obbligata nel 2020 e oggi opzionale, pare essere poco gradita. «La gente preferisce venire di persona - conclude Puddu - Ha bisogno di presenza, di guardare in faccia chi parla e chi ascolta».

Dopo tanta fatica, il bisogno di fermarsi

Ma, soprattutto, vuole fermarsi. Riflettere su di sé, vivere il proprio tempo in maniera differente e più consapevole. Trovare un senso e una direzione alla compassion fatigue; alla condizione emotiva di chi, stremato dalla dedizione agli altri che prosciuga ogni energia empatica, non riesce poi neanche più a prendersi a cuore se stesso. La fine del Covid, se fine c’è stato o ci sarà, questa condizione non se l’è portata via. Persevera, insieme al desiderio di sacrificare se stessi per il bene degli altri. È arrivato, finalmente, il tempo di occuparsene.

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