ITALIA Crisi di governo, Draghi si è dimesso. Vola lo spread, tonfo a Piazza Affari

Chiara De Carli

21/07/2022

22/07/2022 - 11:24

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Dopo aver ringraziato i Deputati alla Camera che hanno collaborato con lui in questi mesi, Draghi si è recato al Quirinale e si è dimesso.

ITALIA Crisi di governo, Draghi si è dimesso. Vola lo spread, tonfo a Piazza Affari

Si è congedato ringraziando per il lavoro svolto nel suo ultimo discorso alla Camera dei Deputati, il presidente del consiglio italiano Mario Draghi. Parole accolte da un lungo applauso a cui ha fatto seguito la visibile commozione del premier che ha sdrammatizzato il momento dicendo «Certe volte anche il cuore dei banchieri centrali viene usato». Il riferimento è una barzelletta raccontata appena una settimana alla stampa, all’alba della crisi provocata dal mancato voto di fiducia da parte del Movimento 5 stelle (M5s) in Senato.
A questo punto ha ripreso il controllo della situazione e con tono incisivo ha incalzato: «Alla luce del voto espresso ieri sera dal Senato chiedo di sospendere la seduta per recarmi dal presidente della Repubblica per comunicare le mie determinazioni».
Dopo il suo discorso, Draghi ha salutato i deputati con la mano e ha riferito al presidente della Camera Roberto Fico l’ora di ripresa della seduta, fissata per le 12. Ha poi preso la via della porta per andare al Quirinale e consegnare le dimissioni al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Ha poi incontrato la presidente del senato Elisabetta Casellati e della Camera Roberto Fico, che nel pomeriggio si recheranno dal presidente della Repubblica. Nelle prossime ore è atteso un Consiglio dei ministri.

Intanto a Piazza Affari il FTSE Mib precipita a -2,36%, mentre lo spread si allarga sempre più a 230 punti. Bloomberg mette la notizia in apertura di pagina, titolando: "Draghi si dimette dalla carica di Premier, gettando l’Italia nel caos politico". I partiti invece non perdono tempo, dando di fatto inizio alla propaganda elettorale in vista delle nuove elezioni, che si svolgeranno il 25 settembre, entro 70 giorni come indicato dalla Costituzione.

Assenza di unità nazionale

Ieri sera la giornata “di follia”, come è stata definita dal segretario del Partito democratico (Pd) Enrico Letta, si è conclusa nel peggiore dei modi: sono stati solo 95 i voti favorevoli, non sufficienti per determinare l’assenza la maggioranza.

Al Senato, al non voto del M5s si è aggiunto quello del centrodestra parte del governo, Lega e Forza Italia. Tecnicamente la fiducia quindi è stata incassata da Pd, Liberi e Uguali (Leu) e dal neo partito ‘Insieme per il futuro’ (Ipf). Ma i soli 95 voti non sono stati sufficienti per garantire l’unità nazionale richiamata nel suo discorso a inizio giornata. Dopo questo risultato Draghi ha annunciato le dimissioni e oggi è salito in Quirinale.

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