I soldi dei russi non si toccano. La Svizzera non destinerà all’Ucraina i fondi congelati: è anticostituzionale

Matteo Casari

15/02/2023

15/02/2023 - 15:41

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Il Consiglio Federale si tira indietro dall’iniziativa di sovvenzionare la ricostruzione in Ucraina con i miliardi di proprietà di privati russi. La Costituzione elvetica non prevede questa possibilità.

I soldi dei russi non si toccano. La Svizzera non destinerà all'Ucraina i fondi congelati: è anticostituzionale

La confisca dei beni privati russi violerebbe la costituzione svizzera e gli obblighi internazionali. Questa è la conclusione a c ui è giunto il gruppo di lavoro istituito dal Consiglio federale dopo aver discusso di questa opportunità di finanziamento per la ricostruzione in Ucraina.


Fondi russi bloccati

L’utilizzo dei fondi russi bloccati per ricostruire i centri abitati dell’Ucraina devastati dalla guerra è da tempo oggetto di discussione a livello internazionale. Il Consiglio federale concorda sul fatto che «attaccando l’Ucraina, la Russia ha violato il diritto internazionale ed è in via di principio obbligata a risarcire i danni causati». Per queste ragioni ha incaricato un gruppo di lavoro di esaminare le questioni legali relative ai fondi che la Svizzera ha attualmente bloccato a causa delle sanzioni contro la Russia.
Secondo le ultime informazioni della Segreteria di Stato dell’economia (Seco), l’importo complessivo dei valori patrimoniali e finanziari congelati in Svizzera ammonta a 7,5 miliardi di franchi svizzeri, a cui vanno aggiunte 15 unità immobiliari.

Un’azione anticostituzionale

Nonostante le gravi colpe e le sanzioni già inflitte alla Russia, il gruppo di esperti è ora giunto alla conclusione che l’espropriazione senza indennizzo di beni privati di provenienza legale non è consentita dal diritto svizzero, come affermato nella dichiarazione del Consiglio federale.
La confisca di beni privati congelati è contraria alla Costituzione federale e al sistema giuridico applicabile, e pertanto viola gli obblighi internazionali della Svizzera. Non è soltanto il nostro Paese ad avere una simile legge costituzionale, altri Stati si sono tirati fuori da questa iniziativa per non violare le proprie norme.

Confiscare le riserve valutarie statali russe

A livello internazionale si discute anche della possibilità di confiscare le riserve valutarie della Banca nazionale russa e altri beni statali del Paese. Saranno esaminate norme penali più severe per le persone sanzionate. «La Svizzera segue le riflessioni e partecipa alle discussioni per fornire il suo punto di vista», ha scritto il Consiglio federale. Il gruppo di lavoro informerà regolarmente il governo sugli sviluppi internazionali.
Il Consiglio ha inoltre confermato la sua intenzione di continuare la propria missione solidale nei confronti dello Stato invaso: «A prescindere dalle discussioni sui valori patrimoniali russi bloccati, il Consiglio federale ha ribadito l’intenzione di continuare a sostenere l’Ucraina».

Parlamento e banche si oppongono

Il ministro degli Esteri Ignazio Cassis ha definito i beni congelati un’importante fonte di finanziamento per la ricostruzione in Ucraina a gennaio. Allo stesso tempo, aveva già ammesso che alla Svizzera mancava la base giuridica per farlo.
L’idea è stata fortemente criticata negli ambienti bancari. Si temeva che una restrizione della garanzia patrimoniale e della certezza del diritto potesse essere l’inizio della fine della piazza finanziaria svizzera.
In parlamento, la richiesta del PS per la confisca dei beni delle persone sanzionate provenienti da Russia e Bielorussia non aveva ricevuto la maggioranza nel giugno 2022, con 78 voti contro 103. UDC, PLR e la maggior parte dei membri della fazione di centro si erano opposti all’iniziativa.

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