Vaiolo delle scimmie, monito del Wef: «Collaboriamo alla diffusione dei vaccini»

Sara Bracchetti

25 Luglio 2022 - 17:15

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Solo un trattamento equo può scongiurare il diffondersi di un’epidemia che ha preso di mira l’Europa e ha superato i 16mila casi del mondo. Oggi innocua, ma domani?

Vaiolo delle scimmie, monito del Wef: «Collaboriamo alla diffusione dei vaccini»

Dopo l’allarme lanciato dalla Organizzazione mondiale della sanità, che con 16.000 casi circa in 75 paesi due giorni fa ha definito l’epidemia di vaiolo delle scimmie un’«emergenza sanitaria pubblica globale», scende in campo anche il World Economic Forum. Obiettivo: sensibilizzare sulla necessità di una risposta internazionale coordinata, invitare all’investimento tempestivo di risorse e sostenere l’intensificazione della collaborazione transfrontaliera per quanto riguarda i vaccini, i trattamenti e la condivisione di mezzi utili a contrastare il diffondersi dei focolai.

Rischio «moderato», ma contagio elevato

Il rischio è infatti «relativamente moderato», secondo le parole del direttore generale Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, ma non se si parla nello specifico di Europa, dove il pericolo di diffusione è stimato molto più elevato che altrove. «Fortunatamente, i vaccini e i farmaci sviluppati per il vaiolo possono funzionare bene contro il vaiolo delle scimmie», prova a tranquillizzare parzialmente Shyam Bishen, a capo del dipartimento sanitario del Wef, segnalando pero come si tratti di un’«offerta limitata. Mentre incoraggiamo le nazioni a condividere vaccini, trattamenti e altre risorse chiave per contenere l’epidemia, riteniamo che le partnership multistakeholder tra il settore privato, i governi e le organizzazioni internazionali siano cruciali per aumentare rapidamente la produzione di vaccini e cure per questa malattia».

Lanciata una collaborazione internazionale

La consapevolezza di un’efficacia dei vaccini già esistenti non è infatti, da sola, una buona notizia: le difficoltà di distribuzione, già riscontrate nel corso della pandemia di Coronavirus, sono infatti poco incoraggianti e rappresentano una sfida in un mondo che è chiamato ad assottigliare il divario tra Paesi ad alto e a basso o medio reddito, a vantaggio di tutti. «Per questo - continua Bishen - il World Economic Forum, in collaborazione con la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations e la National Academy of Medicine degli Stati Uniti, ha lanciato la Distributed Vaccine Manufacturing Collaborative. La collaborazione affronta l’accesso iniquo al vaccino sostenendo la creazione di una rete globale sostenibile e solida di strutture versatili per la produzione di vaccini in grado di produrre vaccini in grado di proteggere meglio gli individui in tempi di pandemia e non pandemici».

Oltre 200 casi in Svizzera, curati in casa

Finora confinato in alcune zone dell’Africa centrale, il vaiolo delle scimmie, meno grave del vaiolo umano e in genere senza conseguenze che richiedano il ricovero ospedaliero, è arrivato in Europa a maggio. Da allora, in Svizzera ha già superato i 200 contagi, causando febbre alta ed eruzioni cutanee per due-tre settimane. Il 21 giugno il primo riscontro in Ticino; nel frattempo, sono saliti a cinque i casi identificati, curati senza difficoltà. Ma i numeri, in incremento costante, e la possibilità di una mutazione improvvisa che lo renda meno innocuo pretendono ora «una risposta uniforme - conclude Bishen - per contrastare questa nuova emergenza sanitaria». Che, tutti concordano oggi, non sarà però il nuovo Covid.

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