Svizzera: niente posti letto ai negazionisti, la proposta. Terapia intensiva al collasso

19/11/2020

14/04/2021 - 13:00

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La Svizzera ha esaurito i posti letto disponibili nelle terapie intensive e si fa strada la proposta di negare i letti ai negazionisti, intanto il governo richiede l’intervento dell’esercito.

Il virus continua a correre veloce anche in Svizzera, tanto che i posti letto in terapia intensiva disponibili sono esauriti e adesso il sistema sanitario rischia di collassare. Da un economista specializzato in Sanità avanza anche la proposta shock di negare l’assistenza salvavita ai negazionisti.

La conferma della drammaticità della situazione arriva anche dalla Società Nazionale di Terapia Intensiva, la quale ha fatto sapere che non vi è più disponibilità di posti nei reparti di terapia intensiva degli ospedali elvetici.

Svizzera, esauriti i posti letto in terapia intensiva

La Svizzera è ad un passo da collasso, e la Società Svizzera di Medicina ha fatto sapere attraverso una nota che i 876 posti di terapia intensiva sono al momento occupati. Sebbene il numero le disponibilità di posti letto sia stata aumentata a 1.100 letti, il chirurgo generale delle forze armate elvetiche, Andreas Stettbacher, ha precisato che la capacità è già all′80%.

La SSMI ha precisato che “è molto importante contenere la pandemia e rinviare gli interventi e le cure non urgenti in tutta la Svizzera per evitare un calo della qualità della terapia intensiva”, tanto che nei giorni scorsi si è reso necessario il trasferimento di alcuni pazienti critici in altre zone del Paese.

L’ultimo bollettino svizzero ha registrato 6.114 nuovi contagi e 85 decessi. Secondo i dati forniti dalla Johns Hopkins University, che monitora l’andamento del virus in tutto il mondo, dall’inizio della pandemia in Svizzera sono state registrate 285.655 infezioni e oltre 3.700 decessi su un totale di poco più di 8.5 milioni di abitanti. La Società di medicina intensiva ha definito la situazione “al limite”, ed ha chiesto ai cittadini elvetici di indicare se desiderano “beneficiare di misure che prolungano la vita in caso di malattia grave. In questo modo, i membri della famiglia, ma anche i team del reparto di terapia intensiva, saranno sostenuti nel processo decisionale, in modo che il trattamento possa avvenire nel miglior modo possibile e secondo i desideri personali del paziente”.

Niente cure per i negazionisti: la proposta shock

La situazione in Svizzera è talmente preoccupante che dal dottor Willy Oggier, di Küssnacht, un comune alla periferia di Zurigo, arriva una proposta shock. Secondo Oggier infatti gli ospedali dovrebbero rifiutarsi di ricoverare in terapia intensiva, qualora ci fosse scarsità di posti letto, i negazionisti ossia le persone che non indossano la mascherina o che scendono in piazza a manifestare contro le misure restrittive volute dal governo.

Sebbene sia poco etica, e molto estrema, l’affermazione del dottor Oggier ha ricevuto il consenso di diversi operatori sanitari, tra cui Christian Camponovo, direttore della Clinica Moncucco di Lugano, che ha dichiarato a Repubblica:

“Penso che la sua considerazione non sia completamente sbagliata, esiste una responsabilità individuale dove ognuno è libero di fare e di dire quello vuole, ma poi vi è anche una responsabilità collettiva, che è quella di preservare le strutture sanitarie dalla saturazione”.

Il governo richiede l’intervento dell’esercito

Il Governo elvetico ha richiesto anche al parlamento di autorizzare l’impiego dei militari a favore del sistema sanitario. I militari potranno intervenire solo nel caso in cui i vari Cantoni saranno in grado di dimostrare di aver esaurito tutti i mezzi a loro disposizione.

Il ruolo dei membri dell’esercito sarà quello di dare supporto alle strutture sanitarie civili sia nell’ambito delle terapie intensive che in quelle delle cure di base, oltre che accrescere la capienza e la disponibilità dei posti letto laddove ce ne sia la necessità. I soldati sanitari e d’ospedale, che dispongono di una specifica formazione, potranno inoltre alleggerire il lavoro di alcuni infermieri consentendo loro di dedicarsi ai casi più gravi.

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