Chiedere a medici e infermieri frontalieri dell’Eoc di trasferirsi in Ticino? Ghisletta, Vpod «Mi sembra una barzelletta»

Chiara De Carli

09/11/2022

10/11/2022 - 16:57

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Per il segretario del Vpod è complicato da applicare all’interno dell’Eoc, soprattutto quando si parla di frontalieri che hanno un progetto di vita già avviato oltre frontiera.

Chiedere a medici e infermieri frontalieri dell'Eoc di trasferirsi in Ticino? Ghisletta, Vpod «Mi sembra una barzelletta»

Mentre in Ticino il numero di personale frontaliero continua ad aumentare, oltre confine le proteste riguardo alla fuga dei professionisti verso la Svizzera si fanno sempre più forti. Qualche settimana fa il presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche (Opi) di Varese, Aurelio Filippini, lamentava che solo nell’ultimo anno il 5% degli infermieri dell’omonima provincia aveva deciso di varcare la frontiera, attratto da uno stipendio fino a cinque volte più alto rispetto a quanto percepito in Italia.
Insomma, se una volta il Ticino sosteneva di essere invaso dai lavoratori di oltre confine, ora è la contro parte ad accusarlo di furto di risorse preziose per il territorio. E proprio mentre nelle province confinanti si cercando soluzioni valide, come bonus e zone defiscalizzate, per trattenere i professionisti della salute, in Ticino si propongono strategie per spostare "definitivamente" i frontalieri, in modo che lo Stato italiano non possa portarli via da un momento all’altro. A tal proposito, lo scorso 7 novembre è stata depositata da Sabrina Gendotti, Cristina Maderni, Samantha Bourgoin, Fabrizio Garbani Nerini e Sergio Morisoli un’interrogazione al Consiglio di Stato dal titolo «Eoc: si può rafforzare la presenza di personale residente?».

L’Italia rivuole i suoi medici e infermieri

Come si legge nel testo dell’interrogazione, la questione viene smossa a seguito della recente pandemia, poiché uno dei rischi che è stato corso dal Cantone, a causa dell’elevata dipendenza da personale frontaliero, è stato l’impedimento per i professionisti della salute di recarsi fisicamente nelle strutture di cura. Limitazione alla mobilità e soprattutto la necessità da parte del territorio lombardo di avere medici e infermieri sul posto, avrebbero potuto indurre le autorità italiane a precettare i propri cittadini, impedendo loro di recarsi a lavorare in Svizzera.
Interpellato sulla questione Raul Ghisletta, segretario sindacale del Sindacato del personale dei servizi pubblici e sociosanitari Vpod e deputato al Gran Consiglio per il Partito socialista (Ps), immediatamente ribatte: «Ma è costituzionale in Italia una cosa del genere? In fin dei conti – prosegue – mi risulta essere uno Stato di diritto democratico, con un apparato giudiziario indipendente dal governo». E commenta l’interrogazione: «Mi sembra una barzelletta».

Differenze tra frontalieri

L’Ente ospedaliero cantonale (Eoc), già da normativa, è chiamato dare la precedenza alle persone residenti al momento dell’assunzione, a parità di requisiti e qualifiche con professionisti frontalieri. Ghisletta con tono provocatorio sottolinea: «Perché queste richieste le fanno solo all’Eoc e non anche agli altri? Perché non chiederlo anche agli impiegati di banca, per esempio?».
Le istanze per il segretario del Vpod sembrano al quanto insostenibili: «Chiedono all’Eoc di farsi parte attiva nel trovare loro un alloggio e di favorire l’accudimento di eventuali figli!» esclama con tono sarcastico. «L’esempio - continua - arriva dalla Città di Lugano che con i suoi istituti sociali, diretti dal leghista Lorenzo Quadri, chiede a chi viene assunto da oltre confine di fare richiesta per il permesso di tipo B». «Loro infatti vantano di avere pochi frontalieri, ma perché hanno fatto in modo che chi viveva all’estero si trasferisse. Oppure fanno pressioni al momento dell’assunzione, garantendola solo in caso di trasferimento».

Non tutti possono trasferirsi dall’oggi al domani

Andrebbero poi considerate le condizioni famigliari di ciascuno: «Se una persona è single potrebbe trasferirsi più facilmente rispetto a chi ha un progetto di vita già avviato al di là della frontiera».
E conclude: «Credo che questa iniziativa sia un modo per indurre l’ente ospedaliero ad avviare un procedimento simile a quello adottato dalla Città di Lugano. Ma secondo me in ospedale sarà più complicato».

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